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«Ma l’acqua c’è per tutti» Solvay respinge le accuse 

Il direttore dello stabilimento di Rosignano replica alla “guerra delle falde” e cita uno studio del 2015. «Serve un tavolo con Asa e Regione»

ROSIGNANO. Nessuna guerra dell'acqua. Nessuna voglia di fare “polemiche inutili” ma soltanto di trovare una soluzione pacifica. «L'acqua – spiega il direttore dello stabilimento Solvay Davide Papavero – c'è per tutti. Il nostro studio, condotto ormai dal 2015, lo dimostra. Quello che noi vogliamo è trovare un accordo che ci renda partecipi dell'estrazione dell'acqua dalla Steccaia attraverso i nostri quattro pozzi. Portare a termine un tavolo tra Asa e Regione, che abbiamo già intrapreso, pe ...

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ROSIGNANO. Nessuna guerra dell'acqua. Nessuna voglia di fare “polemiche inutili” ma soltanto di trovare una soluzione pacifica. «L'acqua – spiega il direttore dello stabilimento Solvay Davide Papavero – c'è per tutti. Il nostro studio, condotto ormai dal 2015, lo dimostra. Quello che noi vogliamo è trovare un accordo che ci renda partecipi dell'estrazione dell'acqua dalla Steccaia attraverso i nostri quattro pozzi. Portare a termine un tavolo tra Asa e Regione, che abbiamo già intrapreso, per arrivare ad una soluzione pacata e positiva». Tutto nasce dal ricorso presentato dalla società Solvay, lo scorso 4 aprile, al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche per impugnare la delibera della Regione Toscana n. 40/2017. Una questione che parte però ancora prima – dalla prima delibera del 2014 - e che sancirebbe lo stop definitivo agli emungimenti industriali dai pozzi di acqua situati sul fiume Cecina, alla Steccaia. Il blocco, in pratica, di tutte le concessioni. «In questa località – spiega l'ingegner Papavero – preleviamo dalla falda, per uso industriale, 0,7 milioni di metri cubi l'anno. Concentrati soprattutto da giugno a settembre. E questo nonostante la concessione sia di 1,4 milioni di mc l'anno. Lo 0,7% dell'approvvigionamento idrico necessario per lo stabilimento di Rosignano».
«La stragrande maggioranza – aggiunge – proviene dall'acqua di mare (il 92,8% con un totale di 100milioni di mc l'anno), dall'acqua di superficie (3,9% per 4,4 milioni di mc l'anno) e dall'acqua del depuratore Aretusa (2,5% per 2,8 milioni di mc l'anno)». Perché allora tutto questo interesse per una percentuale così bassa del consumo totale? «La diversificazione delle fonti – precisa il direttore – è per noi fondamentale. Nonostante l'acqua di falda sia l'ultima delle nostre priorità è sempre importante. Dobbiamo sapere di poterla utilizzare in caso di bisogno. Mettiamo, ad esempio, che un giorno si blocchi il depuratore Aretusa. Senza accedere alla Steccaia lo stabilimento di fatto si fermerebbe». Uno scenario da scongiurare perciò a tutti i costi tanto che dopo aver impugnato la delibera regionale hanno intrapreso un confronto con i soggetti interessati per arrivare quanto prima ad un accordo. «Non solo – conclude – per far capire loro che la delibera è sbagliata. Che non è vero che la risorsa idrica della Steccaia sia pari a 3 milioni di mc l'anno, il nostro studio lo dimostra. Sono molti di più: 7,8 milioni di mc l'anno (calcolati sulla metà dell'anno più siccitoso degli ultimi 3 decenni) per cui l'acqua c'è per tutti. É normale privilegiare prima l'uso potabile, poi quello agricolo ed infine quello industriale. Il nostro approccio vuol far convivere gli uni con gli altri. Non siamo contro nessuno, vogliamo solo risolvere insieme i problemi e far capire che anche noi vogliamo il bene di Rosignano. Che non siamo una multinazionale mordi e fuggi che sfrutta il territorio che ha invece contribuito, nei decenni, a sviluppare».
E ancora: «Nel corso degli anni abbiamo consumato meno acqua migliorandone però la qualità. Al tempo stesso siamo riusciti ad aumentare la nostra produzione. Esempio tangibile dell'efficientamento del nostro stabilimento».
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