Equitalia gli chiede i bolli sull’auto rubata nel 1997

L’odissea di un uomo che dal 2008 continua a ricevere cartelle di pagamento Il furto lo ha denunciato all’epoca, all’Agenzia delle entrate sembra non bastare

CECINA. C’ha provato a lasciarsi alle spalle quell’episodio. Il furto dell’auto, che risale al 1997. Avvenuto quando ancora la sua vita si svolgeva in Sicilia. Poi lo sbarco in continente. Il lavoro che lo porta a mettere radici in Val di Cecina. «Chi se ne ricordava più di quella macchina», dice. C’hanno pensato l’Agenzia delle entrate ed Equitalia a rispolverare il tutto. Bolli su bolli non pagati, per un’auto che non ha più avuto il piacere di guidare. E nonostante la denuncia del furto al commissariato di Niscemi.

La prima volta che Equitalia su incarico dell’Agenzia delle entrate, ufficio di Gela, si è presentata nella sua vita lo ha fatto con un avviso di accertamento e relativa cartella di pagamento per il mancato pagamento della tassa automobilistica nel 2002 e 2004 chiedendo in tutto circa 1.200 euro. È il 2008. E le date in questa vicenda che ha dell’assurdo fanno la differenza. Dalla denuncia del furto dell’autovettura sono passati undici anni. Un periodo che a quanto pare non è stato sufficiente ad aggiornare il Pubblico registro automobilistico (Pra) prendendo atto di quella denuncia di furto che per il derubato equivale alla perdita di possesso del veicolo. Invece, a casa riceve il conto proprio per la tassa sul possesso di quel bene che si è visto sparire dal parcheggio sotto casa nel giro di una notte.

Si arma di carta e penna. Segnala l’equivoco all’Agenzia delle entrate di Gela, a Gerit Equitalia e al commissariato di Niscemi, chiedendo a quest’ultimo l’attestazione dell’avvenuta presentazione della denuncia del furto, effettuata nel 1997. Un foglio necessario per chiudere la porta alle pretese di pagamento. Per essere certo del buon esito della vicenda decide anche di avvalersi della consulenza del Movimento consumatori.

Passano sei mesi e a giugno del 2008 riceve una nuova cartella di pagamento. Questa volta gli si chiede il conto per il bollo 2001 e sempre relativo all’auto rubata nel 1997. La cifra è di 685,69 euro. Nuova lettera ma stessi destinatari: Agenzia delle entrate, Equitalia e quel commissariato di Niscemi a cui si chiede di attestare la denuncia fatta in quegli uffici nel 1997. Nell’occasione il Movimento consumatori segnala anche un’altra evidente stortura. «In relazione alla specifica cartella di pagamento, sottolineiamo l’intervenuta prescrizione quinquennale, dato che il pagamento relativo al tributo per l’anno 2001, non risulta sia stato richiesto nel corso di tutti questi anni. E la cartella è arrivata al contribuente dopo ben oltre 7 anni».

A marzo del 2009 il proprietario dell’auto fantasma sollecita i vari uffici ad attivarsi per mettere fine allo spiacevole equivoco. A dicembre del 2010 rinnova con lettera raccomandata la richiesta. Ma è un muro di gomma. Alla fine di febbraio 2013 riceve una nuova cartella di pagamento per il bollo del 2007, totale 235,02 euro. E di nuovo si ritrova a scrivere per chiarire l’accaduto e anche in questo caso l’avvenuta prescrizione.

Il 2015 sembra iniziare sotto una nuova luce. Equitalia comunica l’annullamento dell’iscrizione al ruolo. «Mi ero convinto di poter mettere una pietra sopra su quella storia», afferma. Ma quando le carte e le competenze s’incrociano la certezza, al di là delle promesse di semplificazione e sburocratizzazione, è una pia illusione. Equitalia irrompe di nuovo nella vita di questo signore. Siamo nel 2016 e chiede il pagamento dei bolli di quell’auto rubata. Un cortocircuito di carte che si perdono e di comunicazioni contraddittorie. Quell’auto continua a marciare e per Equitalia da 20 anni quell’uomo non ha mai abbandonato il volante.