Solvay sul servizio di Gazebo: "Assurdità su amianto e scarichi a mare"

Una panoramica dello stabilimento Solvay

La società chimica replica al servizio andato in onda sulla trasmissione "Gazebo" di Rai3, in cui si è ipotizzato un collegamento tra lo stabilimento di Rosignano e le morti per amianto

ROSIGNANO. "La società ha sempre operato e opera in accordo alle leggi e ai regolamenti vigenti, in collaborazione e sotto il controllo costante delle autorità competenti sulla base di autorizzazioni regolarmente rilasciate". Un chiarimento senza mezzi termini quello che i vertici di via Piave fanno a seguito del servizio televisivo andato in onda su Rai3 durante la trasmissione Gazebo, che aveva come intervistatore il cantante Bobo Rondelli.  Nel video, dal titolo "Rosignano una storia di anormale amministrazione”, si faceva riferimento alle morti per patologie legate all'asbesto, collegandole anche all'attiuvità dell'industria chimica locale. Ai microfoni della trasmissione, oltre a Mirco, un «pescatore di razza», come lo ha definito il cantautore livornese, Manuela Costalli, Daniele Bianchi e Massimiliano Posarelli, tutti esponenti dell’Osservatorio nazionale amianto.

Solvay non ci sta e spiega come "in merito al servizio televisivo - si legge in una nota - contenente specifici riferimenti alla società Solvay chimica Italia, circa i temi di una presunta esposizione storica all'amianto del proprio personale e della gestione degli scarichi a mare, intendiamo precisare sono emerse evidenti inesattezze sia tecniche che storiche che alterano la verità dei fatti, oltre che ledere gravemente la reputazione dell'azienda e degli enti, istituzioni e autorità di controllo con cui l'azienda è in costante contatto".

Da via Piave arriva un'analisi punto per punto dei contenuti del video andato in onda su Rai3. "Il servizio - si legge ancora - così come è stato trasmesso, riporta esclusivamente le opinioni di alcuni cittadini ritenuti coinvolti, tutte allineate sulle medesime posizioni, senza alcun contraddittorio finalizzato alla verifica della veridicità di quanto affermato".  Secondo i vertici di via Piave "affermare che gli scarichi confluirebbero nel depuratore comunale quando non è assolutamente vero, o che le condizioni di lavoro nel citato "centro guarnizioni" fossero simili a quelle di un forno del pane, quando era invece un locale specificatamente attrezzato, autorizzato e controllato dal punto di vista igienico-sanitario dalla Asl competente, e dove operava personale formato, secondo precise e rigorose procedure, significa fornire un'informazione oggettivamente non corretta".

L'azienda conclude spiegando che "sui temi sensibili quali la tutela dell'ambiente, tra cui gli scarichi a mare, e la tutela del proprio personale è costante l'impegno profuso dalla società e dai suoi collaboratori al miglioramento continuo".