Il caso amianto in Solvay finisce in tv con Rondelli

Alla trasmissione Gazebo un video sulle patologie da asbesto nella zona Massimiliano Posarelli, dell’Ona: «Tante storie di morti bianche»

ROSIGNANO. “Rosignano una storia di anormale amministrazione”. Così si intitola il video della trasmissione Gazebo, andato in onda su Rai3 domenica sera. Un inedito Bobo Rondelli ha parlato della presenza di grosse quantità di amianto nella zona, come denuncia da tempo l'Ona. Ai microfoni della trasmissione, oltre a Mirco, un «pescatore di razza», come lo ha definito il cantautore livornese, Manuela Costalli, Daniele Bianchi e Massimiliano Posarelli, tutti esponenti dell’Osservatorio nazionale amianto. «Questa legge - racconta Massimiliano, assunto in Solvay nell'88 come operaio non specializzato – è la storia di uno che si chiamava Romano, mio papà. É una storia come tante, è una storia di morti bianche». É la storia delle loro vite, dei “regali della Solvay”, della scoperta della malattia del marito, del padre, del cognato, della propria stessa malattia. Del mesotelioma, tumore associato all'esposizione a fibre di amianto. Storie di salute e di lavoro, come spesso accade in Italia. «Fino agli anni '90 c'era una stanza in Solvay, il reparto guarnizioni – racconta Daniele – pieno di amianto, come in un forno c'è la farina anche se a noi dicevano che non faceva male, che non c'erano problemi». Dopo visite specifiche Daniele ha scoperto di aver contratto lui stesso la malattia. Un destino comune, come è stato definito in trasmissione. «La Solvay da quando esiste dal 1917 – ha spiegato Maurizio Marchi di Medicina Democratica – scarica in mare in deroga ai limiti di legge».

Tra gli interventi anche quello del sindaco Franchi: «Sul patteggiamento in merito agli scarichi – ha detto – non sono io a dover rispondere, ma eventualmente i dirigenti Solvay». Nel mentre scorrono le immagini del fosso bianco, degli scarichi a mare, del depuratore.

«Prima di arrivare alla sabbia – spiega il pescatore – in alcune zone c'è circa un metro e mezzo di sedimenti».

«Una tonnellata e mezzo di arsenico - dice Maurizio Marchi - 91 kg di cadmio, una tonnellata e mezzo di cromo e composti sono le quantità di scarichi sversati in mare nel solo 2010». «Prima lo stabilimento dava da mangiare a 5mila – ha detto Daniele - ora a 500 persone più l'indotto, circa 400 famiglie. Sputare nel piatto dove mangi non è semplice».

«La paura c'è, però che posso fare? - conclude Massimiliano - non ho la certezza matematica di non averlo respirato anzi sì ho la certezza di averlo respirato e vado alla sorte».

«E magari – termina Bobo - c'hai una figliola e il suo sogno è di venire lì, a stendersi alle Spiagge bianche».