Paradù, la Medonoratico chiede il dissequestro

I sigilli all'ingresso del Paradù, e un'auto dei carabinieri

Castagneto Carducci, presentata la documentazione al Tribunale del riesame. L'amministratore della Società Riccardo Mariotti: «Chi va ad investire altri dieci milioni di euro in questa situazione?»

CASTAGNETO CARDUCCI. Inviata la richiesta della società Medonoratico al Tribunale del riesame in merito al provvedimento di sequestro preventivo del Paradù disposto dal Gip del Tribunale di Livorno lo scorso 3 dicembre. Il tribunale dovrà esprimersi entro trenta giorni sulle sorti che hanno congelato l’attività del villaggio turistico di Marina di Castagneto e bloccato i futuri investimenti. Dovevano, infatti, essere montate, proprio a partire da gennaio, le nuove case mobili previste nell’intervento iniziale. E sta in questa tempistica la richiesta della Procura di sequestro preventivo a fronte di un’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico.

«Il problema – spiega l’amministratore unico di Medonoratico Riccardo Mariotti – è che adesso, in uno stato di indeterminazione come quello in cui ci troviamo chi va ad investire altri dieci milioni di euro? Così facendo si decreta un fallimento, il nostro, prima che ci sia un processo. Ancora non c’è nemmeno un rinvio a giudizio, attendiamo per dopo la Befana la risposta del Riesame».

L’indagine. L’indagine è partita a seguito di una serie di esposti da parte dei gruppi di ambientalisti che, da anni, hanno lo zoom puntato sull’ex villaggio francese. La prima richiesta di sequestro preventivo delle carte, come misura cautelare nei confronti della Medonoratico è dello scorso marzo. Durante le indagini preliminari, il 20 maggio, il Pm ha chiesto l’autorizzazione al sequestro preventivo del villaggio che il Gip ha accolto lo scorso 3 dicembre (sequestro probatorio). Mariotti è così stato formalmente indagato con l’ipotesi di reato di lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico.

Il dissequestro. L’inaugurazione del villaggio è avvenuta mentre erano in corso le indagini. «Il villaggio – scrivono gli avvocati di Medonoratico nelle motivazioni al Riesame – ha ottenuto lo stesso l’attestazione del rilascio della licenza d’esercizio (il 28 giugno scorso). Ci pare, tuttavia, che non vi sia alcuna esigenza cautelare neppure con riguardo all’area considerata nel suo complesso. Le indagini e i rilievi peritali hanno avuto una gestazione lunghissima che rende inopportuno il provvedimento di sequestro. Peraltro lo si potrebbe revocare chiedendo procedersi a incidente probatorio onde verificare se siano in qualche misura attendibili le non riscontrate ipotesi formulate dal Pm. Ciò consentirebbe di salvaguardare l’attività e tutto ciò che ad essa è collegato, inclusi gli investimenti fatti in buona fede dai soci ed i posti di lavoro».

L’intervento. La Società difende a spada tratta la legittimità dell’intervento impugnando punto per punto le contestazioni mosse. «L’attuale disciplina consente l’installazione di case mobili all’interno delle strutture ricettive, campeggi o villaggi turistici, senza alcuna necessità del permesso di costruire. Le case mobili installate all’interno di siffatte strutture ricettive, infatti, non sono considerate nuove costruzioni». Inoltre, «nel decreto di sequestro manca il riferimento all’essenziale previsione dello strumento urbanistico del Comune di Castagneto, peraltro fatta propria dal Piano strutturale del 2007 e che determina la piena legittimità dell’utilizzo delle 654 piazzole sulle quali si è in parte esplicato l’intervento».