Campeggi: 1.600 case mobili da rimuovere

L'ingresso del campeggio I Melograni, di proprietà del Comune di Bibbona

Bibbona, il Comune firma le ordinanze per dodici delle quattordici strutture extra alberghiere attive a Marina di Bibbona. Anche in quella di proprietà pubblica un terzo delle piazzole è "fuorilegge"

BIBBONA. Un maxi intervento di sgombero. Talmente imponente da far tremare i polsi a chi lo ha disposto. In dodici dei quattordici tra campeggi e parchi vacanza di Marina di Bibbona l’ufficio tecnico del Comune ha contato più di 1.600 case mobili prive di autorizzazione su un totale di poco superiore alle 4mila. E strutture, come verande e cucinotti, fuori regola per tipologia costruttiva e dimensione. La prima fotografia risale al 2011. E sono serviti anni di rilettura delle norme per fare chiarezza. E tirare una riga. Quella fissata dalle ordinanze del 9 dicembre con cui l’amministrazione comunale impone la rimozione delle strutture “abusive” e il ripristino dei luoghi. Il termine imposto a proprietari e gestori dei camping è di novanta giorni. In cifre la stima è di un costo dell’operazione nell’ordine di un milione di euro. Ma potrebbe aprirsi la partita dei ricorsi al Tar della Toscana.

«Non è stato facile per l’amministrazione intervenire su questi asset strategici, ma ciò si è reso necessario per regolamentare una situazione ormai critica – afferma il sindaco Massimo Fedeli -. Risale al 2011 il sopralluogo che Polizia municipale e Forestale dello Stato hanno effettuato nei campeggi e nei parchi vacanza di Marina di Bibbona. Il rapporto di quell’intervento sottolineava l’esistenza di tutta una serie di presunte irregolarità che coinvolgevano la maggior parte delle strutture presenti, situazioni che nel corso del tempo avevano proliferato all’interno dei campeggi e che si ponevano apparentemente in contrasto con la normativa vigente».

Colpito l’80 per cento delle strutture. La quasi totalità delle imprese extra alberghiere che rappresentano la parte rilevante dell’economia turistica, una realtà che nel periodo estivo arriva a registrare un milione di presenze. «Aziende fondamentali non solo per quelle centinaia di persone che lavorano al loro interno, ma anche per tutte le attività e le imprese che gravitano loro intorno, e che nell’insieme costituiscono un polmone occupazionale quanto mai importante». La dimensione rischia di offuscare il quadro di una normativa tutt’altro che univoca. «La legislazione non è né chiara né esaustiva – sostiene Fedeli -. Questo ha comportato un lavoro notevole sia da parte dell’ufficio tecnico che degli amministratori, che nel corso del tempo si sono interfacciati più volte con la Regione per capire effettivamente quali titoli autorizzatori fossero necessari».

Le ordinanze colpiscono le case mobili che ricadono in area soggetta a vincolo paesaggistico e sono prive di autorizzazione, ma anche quelle in contrasto con la normativa regionale, perché non costituiscono mezzi di pernottamento autonomi e mobili. Nei provvedimenti ricadono anche gli accessori, verande e cucinotti per esempio, non in linea con quanto richiesto dai regolamenti vigenti. Di tutto ciò si chiede la rimozione e la rimessa in pristino. Un percorso sia politico che tecnico. Su cui mettono la faccia il sindaco Fedeli, il suo vice Simone Rossi e il capogruppo Francesco Spinelli, per far passare il messaggio di una maggioranza compatta arrivata a un passo obbligato da un percorso che ha preso le mosse dal 2011, portato avanti con le associazioni di categoria e le imprese. Ma di fatto il contraccolpo è di quelli pesanti.

«Ovviamente i campeggi e i parchi vacanze destinatari delle ordinanze faranno quanto riterranno più appropriato – sottolinea il vicesindaco Rossi -, intraprendendo le azioni che la legislazione prevede e che riterranno opportune, ma ferma è la convinzione che questo è quanto l’amministrazione era tenuta a fare ed ha fatto in base alle norme esistenti». Che conclude: «L’auspicio è che ci sia un ripensamento forte da parte di Regione ed enti statali sulla regolamentazione del comparto extra alberghiero, un settore trainante dell’economia di molti comuni e uno dei pochi che non ha risentito della crisi o comunque che ne ha risentito meno di altri».