Paradù, licenziati gli 11 dipendenti

I sigilli all'ingresso del Paradù e nel riquadro l'imprenditore Riccardo Mariotti

Castagneto Carducci, il villaggio turistico è sotto sequestro preventivo. Alla società Medonoratico la Procura di Livorno contesta il reato di lottizzazione abusiva in area a vincolo paesaggistico, indagato l'amministratore unico Riccardo Mariotti

CASTAGNETO CARDUCCI. L’amministratore unico della Medonoratico Srl Riccardo Mariotti è indagato. Un atto dovuto, in scia al sequestro preventivo del Paradù Resort eseguito lo scorso 3 dicembre. L’ipotesi di reato della Procura di Livorno è di lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico per quel villaggio sorto sulle ceneri dell’ex Club Med. La struttura, in località Pianetti, è sigillata e la proprietà licenzia gli undici dipendenti a tempo indeterminato. Anche il gestore che sarebbe subentrato da maggio 2015 «si è ritirato», dice Mariotti.

L’amministratore di Medonoratico si sfoga. «È stato uno dei giorni più brutti della mia vita lavorativa, ho dovuto sollevare dall’incarico tutti gli undici dipendenti manutentori della Medonoratico, per gli abusivisti, infatti, non sono previsti ammortizzatori sociali e anche se non c’è denuncia o un documento di prova, noi non avremo nessun aiuto. In un momento così critico, arriva il dramma delle famiglie che, da un giorno all’altro, si trovano per strada, persone con cui ho condiviso tutto il percorso. Sono profondamente in difficoltà per loro e perché così andremo incontro all’inevitabile fallimento della società e dell’intera operazione. Un colpo, per me e per i soci che mi avevano dato fiducia».

Mariotti non si capacita dell’azione della Procura. «Da luglio 2012 abbiamo intrapreso un percorso di ristrutturazione condiviso con le autorità che prima hanno autorizzato, consci della delicatezza del luogo e che avevamo tutti gli occhi puntati addosso – dice –. Poi hanno controllato lo svolgimento delle opere e di tutti i lavori senza riscontrare difformità. Men che meno sono stati rilevati reati, neppure di tipo amministrativo. Tutto è stato suggellato dalle agibilità dei manufatti e dalla licenza commerciale ottenuta questa estate». E aggiunge: «Non riesco a concepire con quale logica si dispone che tutto è abusivo e irregolare, quando hanno iniziato ad indagare se erano convinti dell’abuso? Perché il sequestro non è giunto prima dell’apertura? Così avrebbero evitato l’abuso e avrebbero bloccato i nostri investimenti, molto onerosi in un periodo così buio».

L’imprenditore allarga l’orizzonte. «Con questo sistema chi mai vorrà più fare investimenti? Dopo aver ottenuto tutti i permessi da tutti gli enti: Comune, Soprintendenza, Forestale Provincia, Asl, Vigili del fuoco, Arpat, Asa, Vincolo idrogeologico, una volta avviata l’attività vieni clamorosamente fermato dai magistrati e poi a quale scopo? Il problema diventa sociale. Che futuro prepariamo per i nostri figli? La nostra offerta turistica si è fermata e gli stranieri cercano strutture all’aria aperta».