Sigilli al Paradù, due giorni di lavoro per le forze dell'ordine

Il sigillo al cancello d'ingresso al Paradù e nel riquadro le forze dell'ordine

Castagneto Carducci, la Procura della Repubblica di Livorno contesta il reato di lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico. Il villaggio in località Pianetti a Marina di Castagneto e posto sotto sequestro preventivo. Al momento non ci sono persone denunciate. Ma sull’ex Club Med, oltre all’indagine in corso, ci sono anche altri risvolti giudiziari

CASTAGNETO CARDUCCI. Due giorni di lavoro per apporre i sigilli a tutte le opere inserite nel provvedimento di sequestro preventivo ai danni del Paradù Resort. Anche ieri carabinieri e polizia municipale sono tornati in località Pianetti, a Marina di Castagneto, per dare esecuzione al provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura di Livorno. L’ipotesi di reato è di lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico. E tra i tanti aspetti quello delle dimensioni dell’intervento targato Medonoratico Srl: la volumetria finale di circa quattro volte superiore a quella iniziale e una capacità ricettiva di 3.500 unità rispetto alla previsione nelle carte del Comune di 750 unità. Dimensioni già al centro di processi sia in sede civile che penale e per i quali i precedenti proprietari dell’area, dalla società francese alla Castagneto Sviluppo, della famiglia Fratini, di fatto non hanno perso l’interesse per le sorti dell’ex Villaggio Turistico Donoratico.


L’antefatto è un’ordinanza di demolizione del 1992, emessa dal Comune per la demolizione di 403 bungalows e altri quindici manufatti realizzati abusivamente dal Club Med. Un’ordinanza mai eseguita e in buona parte sgonfiata dal condono edilizio del 2005. Anno in cui il Club cede il villaggio, chiuso nel 2004, alla Carducci Sviluppo, società della famiglia Fratini. Ed è a seguito di quel passaggio milionario che la società francese rispolvera il contenzioso amministrativo con il Comune avviato nel 1992 e che aveva portato nel 1993 alla sospensione dell’ordinanza di demolizione da parte del Consiglio di Stato. Siamo nel 2006 e il Club scrive al Tar della Toscana: “... a seguito di atti e fatti sopravvenuti è venuto meno l'interesse del ricorrente alla trattazione del ricorso ...”. L’effetto, al di là dei tecnicismi, è che l’ordinanza di demolizione, firmata dall’allora sindaco Querci, è torna ad essere efficace su tutte le opere non condonate: 286 capanne polinesiane e 117 cases.

Viene ordinata la demolizione dal Comune alla Carducci Sviluppo ed al Club Med. La società della famiglia Fratini nel 2011 cita in giudizio il Club per l’annullamento del contratto di compravendita dell’ex villaggio e chiede il risarcimento dei danni. La società francese chiama in causa il Comune, ma lo scorso 19 giugno il Tribunale di Livorno ha dichiarato il difetto di giurisdizione.

Resta, invece, aperto il fronte amministrativo. Il Club Med ha fatto ricorso davanti al Tar Toscana cercando di rimettere in discussione la legittimità dell’ordinanza di demolizione del 1992. Ricorso che nel settembre 2013 è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse e su cui adesso si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato a cui il Club si è rivolto per l’annullamento e la riforma della sentenza Tar. Sentenza che è attesa nei prossimi mesi.