Una montagna di amianto sul mare

L’Osservatorio nazionale presenta un esposto in procura: «50 sacchi abbandonati lungo il fosso del Lillatro dalla Solvay»

ROSIGNANO. Almeno cinquanta sacchi colmi di materiale in amianto ammassati a lato del fosso di presa dell’acqua di mare dell’azienda chimica Solvay, proprio lungo il vialetto che dal parcheggio del Lillatro porta alle Spiagge bianche.

Una montagna di detriti “pericolosi” derivanti dalla bonifica di una recinzione che l’industria chimica sta portando avanti da settimane è stata abbandonata in un’area particolarmente frequentata, a ridosso del mare e di alcune abitazioni. Il rischio è che mareggiate e vento possano danneggiare i sacchi contenenti amianto, le cui polveri si diffondono facilmente. Un rischio che l’Ona (Osservatorio nazionale amianto) segnala direttamente alla procura della Repubblica, dove ieri è stato depositato un esposto a nome di una cittadina di Rosignano.

Segnalazioni dei cittadini. «Non c’è dubbio che si tratti di amianto - spiega Massimiliano Posarelli, responsabile Ona di Rosignano - perché è scritto sui sacchi e anche sui cartelli appesi alla recinzione dentro cui sono stati sistemati i cinquanta sacchi». «Una recinzione - sottolinea anche Antonella Franchi, anche lei rappresentante dell’Ona locale - che in verità è posticcia, perché si può spostare e scavalcare senza problemi».

“Attenzione zona ad alto rischio: possibile presenza di polvere di amianto in concentrazione superiore ai valori limite di esposizione”: ecco cosa recita il cartello appeso alla recinzione. Un avvertimento che parla da solo. «Ma è normale - dice Franchi - che quel materiale sia abbandonato lì da giorni? Oltretutto alcuni sacchi si stanno logorando e con il vento c’è il rischio che il pulviscolo di amianto sia liberato nell’aria».

Un esposto alla procura. L’Ona ha deciso di segnalare alla magistratura la presenza dei sacchi, e ieri ha depositato un esposto. «Chiediamo il sequestro dell’area - spiega l’avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Ona -, l’immediata rimozione di quel materiale, per ora a spese della collettività e successivamente a carico del soggetto che lo ha lasciato lì». Non solo, l’Ona vuole che «la procura individui i responsabili e li punisca per il reato di disastro ambientale. Non solo, vogliamo anche la garanzia di maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine», termina Bonanni.

Solvay: tutto nelle regole. Le spiegazioni dell’azienda sulla vicenda sono scarne. «C’è in corso la bonifica di una palizzata di eternit - fanno sapere da Solvay -. Un cantiere aperto con le dovute autorizzazioni e secondo le leggi, con un piano di lavoro presentato all’Asl. Oltretutto quel materiale è sistemato su un terreno che non è pubblico, ma di nostra proprietà». Quanto al fatto se fosse effettivamente congruo, vista la pericolosità dell’amianto e la facilità di dispersione delle polveri di questo materiale, lasciare per molti giorni quei sacchi alle Spiagge bianche, Solvay si limita a spiegare che «il regolamento prevede che il materiale sia insaccato, depositato e custodito in prossimità delle aree di cantiere. Comunque tra un paio di giorni sarà portato via e smaltito». Solvay fa notare di aver segnalato l’intervento anche all’ufficio ambiente del Comune, «una decina di giorni fa, inviando il piano di lavoro deciso con l’Asl e altra documentazione. Le norme non lo impongono, ma lo abbiamo fatto per precauzione».

Il Comune: «Intervento a cui siamo estranei». «Il Comune - dice Franchi - non ha competenze né sull’intervento né sull’area. Per quel tipo di lavoro non è previsto che Solvay ci interpelli, deve presentare il piano di lavoro e un progetto all’Asl». Poi il primo cittadino, spiega che comunque, dopo aver ricevuto «per conoscenza» i documenti da Solvay, i tecnici dell’ufficio ambiente sono andati per prendere visione. «Non hanno rilevato niente di irregolare - conclude Franchi -. È ovvio che se si fosse presentato un problema di carattere ambientale saremmo intervenuti».

Anna Cecchini