Un tuffo tra natura e storia nel cuore della miniera di Castiglioncello

Un gruppo di cittadini ha visitato la  storica cava di magnesite a Poggio Pelato. Evento organizzato dal Parco Camaiano. «Una grande emozione»

CASTIGLIONCELLO. Puntuali. Alle nove spaccate trenta persone sono riunite all’uscita della variante Aurelia di Castiglioncello. Meta: la miniera di magnesite ai piedi del Poggio Pelato. Un’escursione organizzata dall’associazione Parco Culturale di Camaiano. «Abbiamo voluto fare questa passeggiata - spiega Silvia Carpigiani la presidente dell’associazione - per far conoscere il nostro territorio. Un territorio ricco di tesori nascosti molte volte lontani dai circuiti turistici primari ma non per questo meno importanti. La miniera rappresenta uno spaccato di storia di Castiglioncello e fa parte di quelle realtà che andrebbero valorizzate. Ne abbiamo così tante». Non appena il gruppo si ricompone, il percorso inizia.

Alla guida, oltre a Silvia Carpigiani, c’è Giovanni Bracci, assessore alla qualità urbana di Rosignano, ieri mattina presente in veste di associato, e Roberto Branchetti a spiegare la storia del territorio. Il gruppo si dirige, camminando su una strada acciottolata, verso Poggio Pelato. A valle l’azzurro del mare, a monte il verde della macchia. Una deviazione a sinistra e il percorso inizia a scendere tra i lecci e gli arbusti. «Sono di Rosignano - dice Danilo Battini - sapevo che a Castiglioncello c’era una miniera ma non l’ho mai vista. Sono curioso di entrare dentro». Anche Marco Morelli è di Rosignano: “sono qui per curiosità, per conoscere anche questa particolarità del nostro territorio. Non sapevo che a Castiglioncello esistessero le miniere». Concetta Miriello abita invece a Livorno: «Partecipo sempre alle escursioni che programma l’associazione - dice- è un modo, per me che non sono nata in Toscana, di conoscere il territorio. L’associazione parco culturale di Camaiano organizza percorsi interessanti; ho partecipato anche a quello che si è tenuto a Gabbro».

Mentre il gruppo cammina gli organizzatori raccontano la storia delle miniere, di quando Attilio Gotti da Foligno decise di acquistare dal barone Fausto Patrone 800 ettari di terreno con 16 poderi con l’idea di sfruttare il terreno per scopi industriali. I lavori in miniera iniziarono nel 1914 e dopo anni di intensa produzione proseguirono fino al 1930. Negli anni migliori nella miniera lavoravano circa 280 persone tra uomini e donne. Il minerale veniva trasportato con 2 teleferiche fino allo stabilimento, in località Forbici, dove si producevano i mattoni refrattari. Il cammino prosegue e la discesa si fa ardua tra il fango scivoloso. Superato il piccolo botro del “massaccio”, le vecchie costruzioni degli uffici occupati dalla dirigenza, la vecchia cabina elettrica oggi quasi invisibili perché la vegetazione si è ripresa tutti i suoi spazi. «Pur essendo del luogo non avevo mai visto le miniere - dice Manola Burgalassi- faccio spesso trekking ma è la prima volta che vengo qui».

Anche Barbara Rossi dell’associazione Microstoria dichiara di non aver mai visto le miniere di magnesite. Dopo una sosta davanti alla profonda voragini, un pozzo della miniera protetto da una grata di ferro, ecco l’entrata al tunnel. I gruppo si divide. Una parte andrà a visitare il territorio circostante. Agli altri viene dato un caschetto giallo antinfortunistico. Il primo passo all’interno dell’antro emoziona. Non è buio. L’associazione ha provveduto a posizionare lungo il percorso alcune candele. Alla guida c’è Bracci che spiega la conformazione geologica della miniera. E nella semi oscurità di quel tunnel, di quelle gallerie ancora ben conservate, il tempo sembra davvero essersi fermato.