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Noi ragazzi degli anni Ottanta andavamo al Ciucheba

Dalle casse a bordo pista George Michael e gli Wham martellavano col ritornello di Wake me up before you go-go, gli a-Ha ci facevano volteggiare in cieli immaginari sulle note di Take on Me e Madonna firmava uno dei suoi primi inni rock-femministi, Like a Virgin: facevano le comparsate tutti i vip ed era la nostra Milano da bere

La sera andavamo al Ciucheba

Erano gli anni ’80.  Dalle casse a bordo pista George Michael e gli Wham martellavano col ritornello di Wake me up before you go-go, gli a-Ha ci facevano volteggiare in cieli immaginari sulle note di Take on Me e Madonna firmava uno dei suoi primi inni rock-femministi, Like a Virgin. Il Tempo delle Mele con i suoi  lenti neoromantici e Sophie Marceau erano una stagione all’epilogo.  Vi ricordate il tormentone Dreams, inno per batticuori adolescenziali, o il surrogato versione disco I like Chopin di tal Gazebo?  Roba da mettere in cantina in fretta per noi che, neppure ventenni, ci apprestavamo a mordere i mitici anni ’80.

Diego Abatantuono al Ciucheba

La sera andavamo al Ciucheba

Che era un po’ la nostra piccola Milano da bere, la Castiglioncello da vivere, dove la notte passava fra musica, attori, cantanti, soubrette, showgirl, artisti e la discoteca con questo strano nome – che poi era quello delle iniziali dei tre fondatori, Ciuti-Cherici-Bartalesi – era il simbolo delle notti calde della provincia, che volavano tra la piazzetta e il lungomare. Una provincia fresca e frizzante, baciata dal sole e dal maestrale. L’alternativa alla Versilia o ai “pellegrinaggi” in Riviera. Aperitivi e musica, personaggi e amori che duravano lo spazio di un’estate.  Nata nel 1970,  tra la pineta Marradi e il mare, appena due anni dopo la discoteca con affaccio sulla passeggiata, veniva acquistata da Mauro Donati, imprenditore artista che ne diventerà l’anima. Il vero artefice di un fenomeno destinato a durare trent’anni.  Classe 1945, di Rosignano Solvay, scuola d’arte a Firenze, a diciott’anni Maurino parte per Parigi dove – oltre a dipingere – trova lavoro come realizzatore di copertine di dischi, libri e manifesti pubblicitari. Parentesi creativa ed un po’ bohemienne, sebbene  il richiamo del mare, quello dei Pungenti e del Quercetano, sia per lui irresistibile. Ed allora Donati torna a casa con una valigia carica di esperienze e fantasia e col desiderio di gestire uno stabilimento balneare. Si trova però a fare tutt’altro: come il venditore di auto al garage Europa, a Firenze, dove le sue doti di capitano d’impresa ed il suo indiscusso fiuto per gli affari cominciano a prendere forma. Dopo una breve esperienza a gestire un locale al piano terra dell’Hotel Tornese a Marina di Cecina, ecco che arriva l’occasione della vita. Si chiama Ciucheba. Quel nome, a Donati, piace. E quando ne diventa proprietario, lo conserva. Anzi, ne fa un vero e proprio marchio di fabbrica.

Alba Parietti ospite del locale

La sera andavamo al Ciucheba

Perché era un po’ il nostro rito pagano dove, anche chi non ballava, almeno una volta nella vita doveva esserci stato. Dalla fine dei ‘70 fino ai primi anni del 2000,  il locale sul lungomare di Castiglioncello diventerà una delle discoteche più famose d’Italia. Qui faranno le prime comparsate Giorgio Ariani (autentico debutto), Beppe Grillo, Roberto Benigni, I Giancattivi  (Athina Cenci, Alessandro Benvenuti, Francesco Nuti), Teo Teocoli, Massimo Boldi, Massimo Troisi, Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni. Sarà questo il  buen retiro dei  Gatti di Vicolo Miracoli con Jerry Calà praticamente di casa. I due Gatti Oppini e Calà faranno coppia fissa con due bellissime ed avvenenti ragazze, che non passeranno inosservate allo sguardo delle migliaia di frequentatori che dal giovedì alla domenica si “ciuchebavano”, (verbo che poi entrerà a far parte integrante dello “Zingarelli locale della notte”). Con Alba Parietti e Mara Venier, però, capitava di imbatterti anche in tanti cantanti che completavano le loro turnè riposandosi dall’amico Mauro: Franco Califano, Renato Zero, Piero Ciampi, Bruno Lauzi e Lucio Dalla, solo per fare alcuni nomi. Fra gli assidui clienti  c'erano attori come Corrado Tedeschi, Renzo Montagnani, Diego Abatantuono che porto in provincia il regista Gabriele Salvatores, fresco d’Oscar per “Mediterraneo”. Sarà Mauro, a ricordare anni dopo, quella corsa in auto in Sicilia a recuperare delle copie di statuette per festeggiare il cast i ed il regista di quel film-mito. O a rammentare, non senza un velo di nostalgia, quando tirava tardi al tavolo col campione di Formula Uno Rene Arnoux mentre scorrevano le note del pianoforte del maestro Neno Vinciguerra (uno che suonava per Milva, tanto per dire) e  tra i divanetti viaggiavano spediti calici colmi  di champagne.

Mauro Donati (a dx) con l’attore Renzo Montagnani

La sera andavamo al Ciucheba

E ne abbiamo conosciuto fasti, splendore, dolce vita. Come quando Mauro volle celebrare le imprese del Moro e del suo capitano baffuto, Paul Cayard, ospitandolo a Castiglioncello. Noi che imparavamo in tv, dalle dirette della Coppa America, cos’era una bolina o una strambata.  Del Ciucheba abbiamo ammirato, invidiato, anche snobbato quei personaggi, con i loro vizi, capricci, virtù che facevano gola ai rotocalchi rosa. E che pure, qui, si sentivano come a casa.

 Un’altra generazione dai Sordi, i Gassman e i Mastroianni. Eppure un’eredità preziosa per alimentare il mito di un luogo per anni simbolo della Cinecittà emigrata al mare.

Fino a quando tutto quel mondo magico affacciato sulla pineta e sul lungomare si è improvvisamente dissolto. Lasciando orfano un popolo, magari un po’ datato d’età, per cui questo locale rappresentava non una semplice pista da ballo per divertirsi e “socializzare”,  ma un vero e proprio stile di vita. Colpa  della crisi, indubbiamente, ma anche di un’impresa che faticava a vivere fra case e ombrelloni, estate di boom ed inverni deserti, diventando per qualcuno anche un fastidio e un bersaglio da colpire. E quando il patron provò ad esportare il suo modello in Costa Smeralda fu un successo breve, non certo l’epopea vissuta col Ciucheba. La serranda si abbassò definitivamente nel 2003. Donati non ne volle più sapere, ritirandosi a coltivare un’altra grande passione della sua vita, la pittura. Ma quell’immobile all’ingresso della pineta, dove un tempo passeggiavano D’Annunzio e don Milani, senza la vita che scorreva in quelle indimenticabili notti, diventava ogni giorno sempre più brutto, abbandonato all’incuria, preda di vandali e imbecilli, oggetto di proteste di residenti e turisti che non potevano più vivere di amarcord o di suggestioni di quello che fu la Perla del Tirreno ogni qual volta s’imbattevano in quello scheletro di cemento e pietra.

Il declino del Ciucheba Club, dai tempi d'oro all'abbandono

La sera andavamo al Ciucheba

E, questo è certo,  non ci andremo più. Perché una discoteca così non potrà più nascere. Perché i tempi sono cambiati, così come la musica, i giovani, il modo di vivere gli spazi. Perché anche le destinazioni urbanistiche ed i piani regolatori cambiano con gli anni. Però siamo curiosi di vedere se dalle ceneri del Mito risorgerà veramente qualcosa di cui poter andar comunque un poco fieri e orgogliosi.  Vogliono costruirci un albergo, anzi una residenza turistica alberghiera. 50 posti letto su tre piani con terrazza panoramica, ristorante, lounge bar ed un piccolo centro benessere. La Santa Giulia Srl, proprietaria dell’immobile, da alcuni anni dice di essere pronta col progetto. Ma ha dovuto fare i conti con i vincoli paesaggistici (sacrosanti), i tempi della burocrazia (meno santi) e la crisi del mattone, che ha complicato e rallentato l’iter. Già tre anni fa si diceva che sarebbe stata la volta buona: demolizione e ricostruzione. Fine vita e nuova vita. Poi ancora intoppi, i nuovi calcoli e   le nuove carte, lo stop. L’ultimo quello della Paesaggistica che ha ridotto gli spazi e le altezze di soppalco e terrazza. Enrico Cerri, amministratore della Santa Giulia, dice che adesso ci siamo. E che ci sono imprenditori pronti ad investire. L’assessore all’Urbanistica dice che anche il Comune è pronto, che l’ultimo passaggio prima del progetto esectivo, è solo tecnico.

La discoteca Ciucheba com'è adesso

La sera andavamo al Ciucheba

Stavolta no. Al massimo, ci prenderemo un aperitivo in terrazza a raccontare vecchie storie dei tempi che furono.  Magari con lo sguardo rivolto verso quel tratto di passeggiata dove ancora, le notti d’estate, ti capita di salutare Carlo Conti e Pieraccioni che frescheggiano. Magari ascoltando le note di un pianoforte bianco. Che non sarà quello di Neno, c’è da giurarlo. Ma pazienza. Ci ricorderemo comunque di quelle notti, a tirar tardi, di noi ventenni che la sera di quei formidabili anni ’80 andavamo al Ciucheba.