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L’Italia “alla viareggina” torna sul tetto d’Europa

Battuta in finale ai rigori la Spagna in una finalissima ricca di emozioni  Festa grande per i cinque “ragazzi del Muraglione” protagonisti dell’impresa

VIAREGGIO

La concezione ciclica del tempo trova la sua sublimazione nel titolo di campione d’Europa di beach soccer che quattro viareggini (Andrea Carpita, Gabriele Gori, Simone Marinai e Dario Ramacciotti) possono sentirsi sfacciatamente orgogliosi di aver vinto con la squadra della loro città a Catania nel 2016 e con la Nazionale ieri a Alghero. L’apoteosi azzurra abbraccia un quinto “ragazzo del Muraglione”, Michele Di Palma. Non la vestiva già più la maglia bianconera due anni fa, ma sulla spiaggia della Darsena, quando il movimento per ricordare Matteo Valenti da idea veniva plasmata in fatto, c’era anche lui.

Concezione ciclica del tempo, dicevamo. Già, perché l’ascesa all’Empireo continentale abbiamo terminato di compierla nello stesso modo: ai rigori. Ne sono serviti quattordici per sbattere la nostra gioia in faccia a una Spagna irriverente, rimasta sulla linea di galleggiamento grazie a Llorenc, maestro col pallone tra i piedi come nel provocare avversari e pubblico. Adesso, in fondo, che importa? L’Italia ha provato due volte a scappare, con il tiro libero realizzato da Frainetti ed il penalty trasformato da Palmacci, ma in entrambi i casi gli iberici gliel’hanno impedito, merito o colpa (questione di punti di vista) di Llorenc e della sua doppietta ad elevatissimo tasso di spettacolarità.

Gori, per una volta, ha dovuto accantonare la gloria personale: qualche occasione per segnare gli è capitata, ma non era la sua serata. Poco male. Di certo non si è tirato indietro quando si è trattato di battersi su ogni pallone.

Una finale di Euro League “di lotta e di governo”, quella disputata dagli azzurri. La testa fredda, oltre al cuore caldo. Necessaria, per evitare di commettere errori che si sarebbero potuti rilevare deleteri. E irrimediabili. Neppure il supplementare è bastato per assegnare il titolo. E allora sotto coi rigori: sette azzurri chiamati a presentarsi sul dischetto e a fare l’unica cosa richiesta in casi analoghi per scacciare una maledizione europea lunga tredici anni: segnare. Chiavaro, Gori, Zurlo, Corosiniti, Frainetti, Palazzolo e Palmacci. Niente emozioni a tradimento, ma un coraggio che o ce l’hai nel Dna oppure sei fregato. Del Mestre, respingendo il penalty di Enrique, ci ha permesso di vivere quello che nella mente ci stavamo immaginando a lungo e che ora ci

possiamo finalmente godere.

Grazie, soprattutto, a quei cinque viareggini. E pure a chi - dopo anni di lavoro e sacrifici - ha fatto sì che loro coordinate spazio-temporali, ieri, fossero così precise da coincidere con l'ascesa all'Empireo continentale. —





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