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Quando a Viareggio nacque l’altra metà del pallone

Cinquant’anni fa il battesimo della Federcalcio femminile dopo la prima partita della Nazionale allo stadio dei Pini

VIAREGGIO. «Mamma, mi compri la Barbie che gioca a calcio? ». La richiesta di questa bambina immaginaria potrebbe presto diventare realtà: la Mattel, colosso mondiale dei giocattoli, ha realizzato una bambola a immagine e somiglianza di Sara Gama, capitano della Juventus femminile e difensore della nazionale. Creata in concomitanza con l’8 marzo, non è (ancora) in vendita eppure è un tentativo di dare ulteriore dignità al calcio in rosa. Un passo epocale.

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Come quello compiuto mezzo secolo fa da undici atlete uscendo dalla pancia dello stadio dei Pini: qui, il 23 febbraio 1968, la nazionale italiana femminile giocò una partita storica. La sua prima in assoluto. A dirla tutta, dodici mesi prima aveva inaugurato il nuovo impianto d’illuminazione dello stadio viareggino un’altra sfida fra donne, quella tra le squadre di Milano e Piacenza. Ma, complice anche l’ondata di contestazione e il femminismo portati dal Sessantotto, fu l’anno successivo che si scrisse davvero la storia: l’amichevole tra Italia e Cecoslovacchia offrì la più insolita delle pause tra i quarti di finale e le semifinali della Coppa Carnevale di calcio giovanile. Era di venerdì e allo stadio dei Pini si presentarono in duemila, «non si sa se attirati più dalla grazia delle giocatrici o dalla precisione delle azioni», come osservò il corrispondente da Viareggio del quotidiano torinese La Stampa. Le azzurre andarono quasi subito sotto, ma altrettanto immediatamente pareggiarono con la Tanini. Passando infine a condurre grazie a Maria Grazia Gerwien: tutto in venti minuti.

«Le atlete italiane sono apparse preparate in maniera superiore alle previsioni – prosegue il resoconto de La Stampa – dopo avere ottenuto il secondo gol l’Italia s’è fatta molto più prudente e nella seconda parte della gara si è limitata a controllare le avversarie». Vale la pena citare la formazione scesa in campo: Caolelli; Tessadori (Fabbri), Chelloni; Meles, Tanini, Bonalini; Feroldi (Castagnini), Gerwien, Ciceri, Gridelli, Lombardi.

Ma la città del Carnevale non si accontentò di ospitare quell’amichevole destinata ad abbattere pregiudizi: qui l’11 marzo – e dunque esattamente cinquant’anni fa, anche se alcune fonti riportano l’11 aprile come data alternativa – nacque pure la Federazione Italiana Calcio Femminile. E siccome tra i suoi più entusiasti promotori c’era il viareggino Giovanni Mazzoni, attivo in politica nel Psi ma anche nel Carnevale, la Ficf fu presto ribattezzata “Federazione di Viareggio”. La stessa che gettò le basi per il primo campionato di calcio femminile su scala nazionale che partì il 23 giugno successivo con la formazione della Pro Viareggio ai nastri di partenza.

Il rapporto tra calcio femminile e Carnevale proseguì anche nel 1969, quando nel programma ufficiale venne inserita la sfida tra la Fiorentina e il Genova campione d’Italia. E nel 1973, centenario dei corsi mascherati, tornò la nazionale contro la Svizzera. Trent’anni dopo le azzurre furono nuovamente di scena allo stadio dei Pini: l’Italia allenata da Carolina Morace sconfisse di misura l’Inghilterra nella prima edizione del Trofeo Nedo Bresciani, bissando il successo nel 2004 contro l’Olanda.

L’ultimo appuntamento degno di nota a Viareggio – che tanto per non farsi mancare nulla ha tenuto a battesimo pure il beach soccer femminile una decina d’anni fa – risale proprio all’ultima edizione, con la sfida tra le formazioni Giovanissime di Sassuolo ed Empoli prima della finalissima tra neroverdi e azzurri. E visto che il Torneo inizia proprio oggi, chissà che non ci sia modo di trovare il tempo per ricordare quella storica partita di mezzo secolo fa.
 

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