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Dalle Luche, il Camaiore ha il suo capitan Futuro

Ad appena 22 anni da sei stagioni gioca nella prima squadra della sua città «Io voglio restare qui. Il mio sogno è riportare i bluamaranto in serie D»

VIAREGGIO. Le bandiere nel calcio, almeno quello dilettantistico, esistono. La prova è Francesco Dalle Luche che nonostante la giovane età sta giocando la sesta stagione in prima squadra con il Camaiore, la squadra della sua città, maglia che si sente cucita addosso come una seconda pelle. «E’ un concetto che forse nelle categorie superiori, tranne qualche rara eccezione, si è perso – commenta – ma tra i dilettanti credo che si possa contare un maggior numero di cosiddette bandiere. Ed io credo di esserne una prova».

Non sa se il Camaiore ha mai avuto richieste da altre società ma a lui non interessa saperne più di tanto, visto che non cambierebbe la maglia bluamaranto con quella di un’altra squadra: «La società non mi ha mai comunicato niente in merito, e personalmente non ho mai chiesto se ci fossero state richieste. Ho cominciato con il Camaiore e vorrei finire riportandola magari in serie D».

Già la serie D: la serie A dei dilettanti dove Francesco ha esordito nella stagione 2012/2013 con Stefano Ciucci che era andato a pescarlo nella formazione allievi di Angelino Galli. Poi ancora un anno in serie D vivendo la retrocessione, per certi versi clamorosa, maturata nel play out perso, in casa, con il Montichiari in un pomeriggio di maggio del 2014: «una brutta pagina, ero seduto in panchina ma ho sofferto alla pari di chi era in campo. Peccato perché non meritavamo di retrocedere ma fu una stagione nella quale il rendimento della squadra fu altalenante».

Dalle Luche segue la squadra in Eccellenza che per due volte raggiunge i playoff persi senza troppa fortuna: prima quelli nazionali con il San Teodoro (dopo avere battuto il Pietrasanta nella fase regionale) poi quelli regionali con il Ghivizzano. Questa volta Francesco è in campo visto che è diventato uno dei pilastri della squadra, tanto da arrivare ad avere i gradi di capitano, nella passata stagione, a nemmeno 20 anni, probabilmente uno dei capitani più giovani nella storia del calcio bluamaranto. Una stagione nella quale il ragazzo vive la seconda retrocessione che vuole subito cancellare e fare festa con papà Michele mamma Tiziana e la fidanzata Caterina che lo seguono sempre e anche con la sorella Rachele ed il fratello Lorenzo che invece non vanno quasi mai a vederlo giocare.

Francesco oramai sei un veterano: cosa ricordi dell’esordio avvenuto 6 anni fa?

«Giocavo nella formazione allievi allenata da Galli. A comunicarmelo fu Alessandro Palmerini, l’allenatore in seconda. Per me fu una sorpresa, ma anche un motivo di gioia: vestire la maglia della prima squadra della mia città».

E da quel momento non sei più uscito dal giro.

«Sì, e devo dire grazie oltre che a Ciucci anche agli altri tecnici che hanno allenato il Camaiore dopo lui: Ciardelli, Giuli, Pierini e Pieri».

Proprio Mirko Pieri è stato tuo compagno quando hai esordito in serie D. Ora sei costretto a dargli del “lei”?

«Diventa difficile dargli del tu, non sarebbe giusto nei confronti degli altri compagni».

Ritornando agli esordi in prima squadra quali diversità avevi notato rispetto alle partite del settore giovanile?

«E’ naturale che i ritmi sono diversi, ma conta molto anche la concentrazione».

Dopo la retrocessione sei rimasto a Camaiore. Hai mai pensato di cambiare squadra?

«No perché come ho detto giocare con la maglia della squadra della mia città è già il massimo. Non mi vedo con un’altra maglia».

Hai iniziato da centrocampista poi sei stato dirottato sulla corsia esterna. Qual è il ruolo che ti piace di più?

«A dire il vero nei giovanissimi giocavo da attaccante e segnavo anche parecchi gol. Nel corso degli anni ho fatto prima il “braccetto” a centrocampo e da un paio di stagioni l’esterno a centrocampo o in difesa come in questo momento».

Qual è la tua dote migliore?

«La forza fisica abbinata alla velocità».

E il difetto da migliorare? «Senza dubbio la tecnica. Ci sto lavorando».

Sei stato capitano a nemmeno venti anni, forse il più giovane capitano di sempre.

«Mi ha fatto piacere. Lo scorso anno eravamo una squadra molto giovane e in mezzo a tanti ragazzi ero quello con più anzianità. Quest’anno il capitano è Seghi che è più grande di me, io sono il suo vice».

Credi nelle cosiddette bandiere di una squadra?

«Sicuramente almeno tra i dilettanti.

Cosa vorresti fare da grande?

«Frequento la facoltà di tecnologie alimentari a Firenze. Mi piacerebbe lavorare come nutrizionista magari, perché no, anche nel mondo dello sport».

Ed il tuo sogno sportivo?

«Contribuire a riportare il Camaiore in serie D».

Impresa non facile. Intanto c’è da vincere questo campionato di Promozione.

«Non sarà facile perché il Vorno sta andando a mille. Comunque noi dobbiamo pensare solo a vincere più partite possibile. Poi si vedrà. Importante è tornare comunque in Eccellenza, come non importa».

Come hai trovato il livello di questo campionato?

«Piuttosto difficile. Dove conta anche una buona dose di forza fisica da mettere soprattutto nei campi che hanno un brutto manto erboso».

E in un torneo del genere quanto contano i giocatori anziani?

«Parecchio. Sono quelli che ti aiutano nei momenti più difficili».

Considerata la tua lunga milizia con la prima squadra ti consideri un anziano?

«Sicuramente no perché ho ancora tanto da imparare, anche se a volte cerco di dare qualche consiglio ai ragazzi più giovani».

La vostra stagione potrebbe passare dai playoff: da esperto di questo tipo di partite cosa puoi dire?

«Sono
gare particolari, da dentro o fuori, quindi ci vuole anche testa oltre che forza fisica».

Quali sono le avversarie più temibili, oltre al Vorno, nella corsa all’Eccellenza? «Pietrasanta e Cerretese: due formazioni molto organizzate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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