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Zizzari, il bomber è tornato E ora il Pietrasanta sogna

Una vita da globetrotter del pallone con maestri come Allegri e Di Francesco Poi ha scelto una società vicino casa. E domenica ne ha fatti quattro al Camaiore

VIAREGGIO . Francesco Zizzari i gol li ha sempre segnati, dalla serie B alla serie D, soprattutto nella terza serie nazionale. E quindi era impensabile che non riuscisse ad andare a segno anche nel campionato di Promozione. Era solo una questione di tempo o meglio il momento di trovare la condizione fisica («ho faticato nelle prime gare perché non avevo fatto la preparazione, ora comincio a stare meglio»). E se cominciare a stare meglio coincide con l’infilare quattro reti nella porta avversaria, nello specifico in quella del Camaiore, è evidente che le difese avversarie dovranno cominciare a preoccuparsi quando si dovranno misurare con il centravanti del Pietrasanta, autore complessivamente di sei reti nelle sette gare disputate.

Francesco, classe 1982, inizia a tirare i primi calci nelle giovanili dello Spezia. Poi dall’inizio del nuovo secolo un girovagare che lo ha portato a muoversi per mezza Italia vestendo le maglie di Baracca, Brindisi, Pordenone, Pavia, Pistoiese, Grosseto, Lucchese, Ravenna, Pescara, Reggina, Siracusa, Bassano, Foggia, Gavorrano, Sestri Levante e Recco oltre che dello Spezia con la quale esordisce in serie B nel febbraio del 2008 a Bologna. Un mezzo giro d’Italia a suon di vittorie in campionato (quattro) con Brindisi (serie D), Spezia (C/2), Grosseto e Pescara (C/1) e di reti con la chicca della vittoria nella classifica dei cannonieri (15 reti più due nei playoff) con la maglia del Ravenna nel campionato di C/1 2008/2009. Una carriera che lo ha portato a lavorare con allenatori poi saliti ai massimi livelli come Allegri e Di Francesco. La scelta di scendere per la prima volta in un campionato dilettanti per l’attaccante pugliese di nascita ma spezzino d’adozione («Sono arrivato da bambino a La Spezia dove mio padre si era trasferito per motivi di lavoro») nasce dal volere rimanere in zona per esigenze familiari. Una scelta che comunque vive con serenità ed entusiasmo.

Francesco, è la prima volta che metti a segno quattro reti tutte in una volta?

«Sì è la mia prima volta. Al massimo avevo realizzato un paio di triplette».

Qualcuno avrà detto: bella forza per uno con quel curriculum…

«Segnare non è mai agevole in nessuna categoria, poi quando scendi di categoria è normale che le difese avversarie abbiano per te un occhio di riguardo».

Per quale motivo hai scelto di scendere tra i dilettanti e perché proprio Pietrasanta?

«Ho la necessità di rimanere in zona quindi non ho accettato proposte che venivano anche dalla serie D o serie C ma che mi avrebbero portato lontano da casa. Ho scelto Pietrasanta perché avendo ancora voglia di giocare volevo una società con ambizione e voglia di vincere».

Come ti stai trovando in maglia biancoceleste?

«Bene. All’inizio ho patito un po’ dal punto di vista fisico non avendo svolto la preparazione precampionato. Ma adesso poco alla volta sto salendo di condizione. Per quanto riguarda la squadra, c’è la voglia di fare bene grazie anche al lavoro di Moriani, una persona preparata che si dedica interamente al calcio. Credo che abbia tutte le qualità per poter salire di categorie».

Un complimento detto da uno che ha lavorato con Allegri e Di Francesco….

«Con Allegri ho vinto un campionato a Grosseto, con Di Francesco a Pescara. Tecnici bravi a preparare le partite e a gestire il gruppo. E soprattutto persone di grande umiltà».

Hai mai avuto modo di reincontrarli?

«Qualche volta. Mi sento spesso invece con Marco Landucci».

Quali sono gli altri allenatori che ti hanno aiutato a crescere?

«Ricordo con piacere Mandorlini che mi fece esordire, con lo Spezia, tra i professionisti in una gara di Coppa Italia di serie C contro la Sangiovannese dove segnai anche un gol. Poi Stringara e Atzori che ho avuto a Ravenna e Reggina in serie B».

A Ravenna, in C/1, hai vissuto una delle tue stagioni migliori. Cosa ricordi?

«Senza dubbio una stagione giocata ad alto livello dalla squadra arrivata fino ai playoff e la grande soddisfazione di vincere la classifica dei cannonieri in un girone impegnativo con squadre come Cesena, Padova, Venezia ed attaccanti importanti. Ebbi la fortuna di avere un tecnico come Atzori capace di esaltare al meglio il lavoro degli attaccanti».

Atzori che ti volle alla Reggina in serie B dove disputasti un’altra stagione importante.

«Eravamo una squadra molto forte. Perdemmo la semifinale dei playoff con il Novara che salì in serie A».

L’esordio nella serie cadetta l’avevi fatto due anni prima con lo Spezia. Un ricordo?

«Un bel ricordo perché avvenuto in uno stadio prestigioso come quello di Bologna davanti a 25 mila spettatori. Perdemmo 2-1 ed io feci l’assist che mandò in rete Guidetti».

Perchè non sei arrivato in serie A?

«Guarda, tanti allenatori ed ex compagni di squadra mi hanno detto che ci sarei potuto arrivare. Per me è un ragionamento che vale fino ad un certo punto. Credo invece che le categorie definiscono la dimensione di un giocatore. Io ho fatto le cose migliori in serie C dove sono stato un giocatore importante».

Quindi nessun rimpianto?

«Assolutamente perché sono arrivato ad ottenere quello che meritavo. La storiella del calciatore che avrebbe potuto fare meglio vale il giusto forse per uno su mille».

Nel tuo futuro c’è il ruolo di allenatore?

«Ho il patentino Uefa B ma onestamente ancora non ho pensato a quando
smetterò. A volte incontro ex compagni che fanno gli allenatori o i direttori sportivi e parlando con loro faccio fatica ad identificarmi in ruolo piuttosto che in un altro. Di sicuro mi piacerebbe rimanere nell’ambiente per il ruolo deciderò quando non mi divertirò più a giocare».

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