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Simi e il debutto a Venezia: «Emozionato come un bambino»

Lo scrittore ha firmato con Wilma Labate il soggetto di Arrivederci Saigon. «Nel docufilm anche uno spezzone del concerto di Aretha Franklin alla Bussola»

VIAREGGIO. È stata la sua prima volta sul red carpet del Festival del cinema di Venezia. E per lui, abituato a scrivere romanzi, certi palcoscenici non sono propriamente abituali. Già, perché Giampaolo Simi – affermato scrittore viareggino di noir da alcuni anni entrato nella scuderia editoriale Sellerio – in Laguna ci è finito per aver scritto insieme a Wilma Labate (che ne è anche la regista) il soggetto di Arrivederci Saigon, docufilm per la tv presentato mercoledì nella sezione Sconfini. Una storia vera che narra la bizzarra e sconosciuta avventura di un giovanissimo gruppo pop femminile toscano, Le Stars, che negli anni '60 si ritrovò a suonare per le truppe americane in Vietnam. E che il pubblico del Lido ha accolto con lunghi applausi.

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«Beh, è stato il mio debutto assoluto. Malgrado sia un grande appassionato di cinema, qui non ero mai venuto neppure da semplice spettatore. E arrivarci con un film di cui ho scritto il soggetto è stata sicuramente una grandissima emozione. Ammetto di aver vissuto questa nuova esperienza con gli occhi di un bambino che entra per la prima volta in un luna park».

L’accoglienza di pubblico e critica, poi, è stata più che positiva.

«E’ vero, al termine della proiezione c’è stato un lunghissimo applauso in sala che ha ripagato tutti noi che abbiamo lavorato per tanti anni a questo progetto. E che ci ha fatto capire che ne valeva la pena».

Non è stato un lavoro semplice…

«Direi proprio di no. Ci sono voluti sei anni perché dall’idea iniziale si arrivasse alla conclusione del film. Siamo partiti nel 2012, quando abbiamo scoperto questa incredibile storia toscana che intrecciava la vicenda di un gruppo di musiciste tutte donne con la guerra in Vietnam. E con Wilma Labate abbiamo deciso di scriverci un documentario. Fra non poche difficoltà e qualche porta chiusa in faccia, siamo riusciti a tenere duro. E alla fine ne è uscita una pellicola che, con nostra sorpresa, è stata selezionata per il Festival di Venezia. Sicuramente ci ha aiutato anche la concomitanza dei 50 anni dal Sessantotto, anche se quando siamo partiti non pensavamo certo di impiegarci così tanto tempo».

Arrivederci Saigon è una storia tutta toscana. C’è anche un po’ di Versilia?

«Le protagoniste del docufilm sono tutte di Livorno e provincia. Però nella pellicola è stato inserito anche uno spezzone di un concerto di Aretha Franklin alla Bussola di Focette recuperato dagli archivi della Rai. Devo dire che quando l’ho visto, ho avuto un sobbalzo».

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Il docufilm sarà trasmesso in televisione dalla Rai. Prima, però, è previsto anche un breve tour in alcuni cinema della Toscana. Lo vedremo anche a Viareggio?

«Non nascondo che mi piacerebbe molto. E vorrei portarci anche Wilma Labate che ha firmato la regia. Gliene ho parlato e lei mi ha dato la sua disponibilità. Ora che il film è stato presentato a Venezia, possiamo provarci…»

Chiusa questa parentesi cinematografica, cosa ti attende?

«Intanto mi sto godendo un paio di giorni al Festival da spettatore. Sabato (oggi, ndr), però, sarò al Festival della letteratura di Mantova dove mi hanno chiamato come ospite di un incontro sul giallo. E quello sarà sicuramente un palcoscenico dove mi sentirò più a mio agio».
 

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