Quotidiani locali

LA POLEMICA SUL TWIGA 

Santanché: per la pagoda rispettate tutte le procedure

L’allestimento del manufatto è stato comunicato al municipio il 9 giugno scorso La pratica per la valutazione della conformità al piano dell’arenile è in corso

PIETRASANTA

«Ma quale “pagoda della Santanché”: la nostra altro non è che una tenda, su spiaggia che come tante altre, è stata messa a disposizione della clientela». Daniela Santanché, azionista del Twiga, locale e stabilimento balneare luxury di proprietà di Flavio Briatore, replica con toni fra il concitato e l’ironico, all’interrogazione consiliare di Ettore Neri – Pd – che chiede di conto sulla liceità di un manufatto – o pagoda che dir si voglia – posto in una fascia di arenile dove «è vietata – fanno sapere dal Partito Democratico – ogni forma di edificazione». Missiva che alla stessa Santanché deve essere piaciuta meno di niente visto che domenica scorsa, una volta letti i giornali, si è recata nello stabilimento balneare dove proprio Neri è cliente per chiarire a voce la querelle. «Ma il signore in questione, che invito a venire al Twiga in modo da rendersi conto di come lavoriamo e magari una volta per tutte la smetterà di sbirciarci con insistenza e tanta curiosità da lontano, non c’era, in quanto in vacanza non so dove».

Il nodo del contendere non è però lo “sbirciare” di Neri o la tipologia di lavoro proposta dal Twiga, ma se la tenda-manufatto-pagoda di circa quaranta metri quadrati, posizionata a pochi metri dalla battigia e con vistosa copertura abbia o meno tutte le autorizzazioni per stare in quella sede.

«Le cose che dovevamo fare, dal punto di vista procedurale, le abbiamo fatte, inoltrando la comunicazione da regolamento – il 9 giugno scorso, ndr-: detto questo parliamo di una struttura amovibile che, sempre come da regolamento, dopo 90 giorni dalla nostra comunicazione, sarà rimossa. Quindi ai primi di settembre non ci sarà più. Certi politici del Pd – continua Santanché – però più che a pensare alle concessioni del Twiga dovrebbero riflettere su ben altre concessioni, ad esempio quelle relative alle autostrade, di questo si dovrebbero occupare visto il loro ruolo politico istituzionale avuto in Liguria in questi anni. Ad ogni modo noi come Twiga continueremo a dare lavoro a un centinaio di persone e non smetteremo di investire in Versilia. L’auspicio è che i Comuni siano vicini a tutti gli imprenditori che rischiano sulla propria pelle alla voce turismo».

Nel frattempo l’ufficio demanio comunale, a seguito di un verbale dei vigili – con sopralluogo risalente al giugno scorso – e relativo al manufatto in questione, ha formalizzato un avvio di procedimento

con la società del Twiga che a sua volta ha replicato con una memoria difensiva. Ufficio del demanio che, a conclusione dell’iter, dovrà decidere se fare demolire o meno la “pagoda della discordia”. E se demolizione sarà questa arriverà, visti i tempi, a stagione conclusa. —

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