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all’università di pisa 

Annullata l’assunzione della ricercatrice: è la moglie di un prof del dipartimento

La candidata esclusa dalla selezione a Veterinaria vince al Consiglio di Stato. Violata la legge Gelmini contro il nepotismo

Concorsi pubblici, familiari e assunzioni all’università. Prima ammesse e ora annullate in uno slalom tra leggi e codici etici non sempre rispettati.

La storia che arriva dall’università di Pisa mette insieme una coppia di coniugi e le rispettive velleità accademiche in un contesto di nepotismo stigmatizzato dai giudici del Consiglio di Stato. E il messaggio della magistratura è cristallino: l’assunzione della moglie di un professore di ruolo nello stesso dipartimento del coniuge va contro la legge.

Lei, Micaela Sgorbini, 47 anni, di Viareggio, aveva vinto la selezione da ricercatrice nello stesso dipartimento in cui insegna il marito, Michele Corazza, da anni docente di ruolo. Un’esclusa, Alessandra Gavazza, 50 anni, di Livorno, aveva fatto ricorso al Tar per contestare la violazione della legge Gelmini che vieta l’assunzione di parenti fino al quarto grado inserendo una serie di paletti. È la presunta mancata imparzialità della commissione che doveva valutare titoli e curricula delle candidate una delle contestazioni mosse in primo grado dalla dottoressa veterinaria livornese, assegnista di ricerca. Nel 2015 il Tar le aveva dato torto. Ma lei non si era arresa e aveva impugnato la sentenza. Ora il Consiglio di Stato ha accolto le sue critiche accogliendo il ricorso che equivale all’annullamento degli atti della commissione e del decreto di assunzione firmato dall’allora rettore nel dicembre 2011. L’antefatto viene ricordato dai giudici. Sgorbini e Corazza erano conviventi al momento della pubblicazione del bando (14 dicembre 2010) per un posto da ricercatore a tempo indeterminato nel settore di clinica medica veterinaria.

Lei precaria, lui docente ordinario. Nel frattempo hanno messo al mondo due figli e si sono sposati. La vita familiare che si sovrappone a quella professionale. In mezzo una selezione vinta dalla dottoressa Sgorbini «per poi essere assunta a tempo indeterminato nel posto presso il dipartimento nel quale presta servizio il coniuge» sottolineano al Consiglio di Stato.

La dottoressa Gavazza lo aveva sottolineato anche in primo grado che la violazione dovuta alla condizione di marito e moglie era palese. Ma i giudici del Tar aveva considerato la data del bando e quella dell’entrata in vigore della legge Gelmini. La pubblicazione della selezione risaliva al 14 dicembre 2010 con scadenza delle domande fissata al 14 gennaio 2011. Lo stesso giorno in cui veniva pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge anti parentopoli poi entrata in vigore il 29 gennaio. Insomma, la condizione di conviventi prima e di sposati poi non poteva essere messa in discussione. Per il Tar la legge contro i nepotismi successiva alla pubblicazione del bando era sufficiente a non invalidare la selezione.

Opposto il giudizio del Consiglio di Stato che cita l’articolo che dirime ogni controversia: «Nei procedimenti per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o affinità, fino al quarto grado, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura chiamata ovvero con il Rettore, direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’Ateneo». I dubbi sollevati dalla dottoressa Gavazza sono stati fatti propri anche dai giudici. Scrivono sulla coppia: «Alla relazione affettiva, come asseverato dalla produzione documentale di parte ricorrente, s’è aggiunta quella accademica sfociata nella promozione ed incentivazione dell’attività didattica della candidata da parte dello stesso professor Corazza e in numerose pubblicazioni congiunte». L’intesa

coniugale era diventata affiatata anche nella produzione scientifica in ateneo con sistemazione finale della consorte.

Un esempio di codice etico ignorato quando una ricercatrice viene assunta nel dipartimento dove il marito è uno storico docente di ruolo.



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