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Delitto di Forte, condannato il ragazzino della banda di via Viner

A 15 anni prese parte alla rapina finita in omicidio: non ha superato la messa alla prova, la pena è di 6 anni di carcere

forte dei marmi

Non ce l’ha fatta a evitare il processo e nemmeno la condanna. Il tribunale dei minori di Firenze ha inflitto 6 anni di carcere per omicidio volontario al ragazzino rom, oggi 19enne, coinvolto nel delitto di Luana Mariani, rimasta uccisa a 77 anni dopo la rapina nella sua casa di via Viner a Forte. All’epoca, era il 2014, il giovane aveva solo 15 anni.



Secondo l’accusa il ragazzo sarebbe il quarto componente della cosiddetta banda di via Viner. Con un ruolo operativo, nonostante fosse quindicenne. Il giovane si sarebbe introdotto nel giardino e poi nella casa di Luana assieme a Madalin Paun: la vittima venne imbavagliata e messa a tacere con violenza perché urlava. Mentre il “palo” Marcel Raducan stava di guardia fuori, in contatto telefonico con la moglie Dana Raducan, considerata la mente del colpo. Dopo aver racimolato oro, gioielli e 200 euro in contanti, la fuga in bici. Luana morì soffocata. Due dei tre complici sono già stati condannati in via definitiva: Paun a 16 anni di carcere, Marcel a 12. Oggi sono entrambi dietro le sbarre. Per Dana, condannata anche in appello a 18 anni, si attende la fissazione del processo in Corte di Cassazione.



Come ogni sentenza saranno le motivazioni, attese entro 90 giorni, a chiarire ogni aspetto della decisione del giudice minorile. Ma è evidente che il ragazzo non ha superato la messa alla prova nella comunità dov’era stato inserito. La messa alla prova è un istituto giuridico che consente, a chi lo supera, non solo di evitare il processo, ma di veder addirittura estinto il reato. Significa che è come se non fosse successo mai niente. Nel 2015 il giudice acconsentì al fatto che il ragazzo accedesse alla messa alla prova e dopo tre anni c’è stata la verifica. Con tanto di incartamenti degli psicologi e degli assistenti sociali che l’hanno seguito. Ma queste carte non hanno convinto il giudice sulla bontà del percorso del giovane. A quel punto si è deciso che ci sarebbe stato il processo con rito abbreviato. La Procura minorile ha chiesto una condanna a 8 anni di carcere per omicidio volontario: il giudice ha deciso una pena di 6 anni. Ora c’è da capire se per il ragazzo si apriranno subito le porte di un istituto penitenziario, o se sarà destinato a un’altra comunità.



I parenti di Luana, assistiti dall’avvocato Claudia Buratti, non si aspettavano che il giudice decidesse di processare il quarto membro della banda. «No, non ce l’aspettavamo

– dicono – siamo soddisfatti, il cerchio è chiuso». C’è però un ultimo filone, meno importante, del delitto di Forte: il processo per favoreggiamento ad altri due imputati, Claudio Questa e Mioara Otet, accusati di aver intralciato le indagini della polizia. –



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