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l'inchiesta

Gestione “disinvolta” del Parco di San Rossore: ex direttore a processo

Con l’ingegner Paglialunga a giudizio anche un funzionario e l’economo del periodo finito sotto la lente della Finanza

VIAREGGIO.  Sono stati rinviati a giudizio per peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico tre ex dirigenti e funzionari dell’Ente Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli. Lo ha deciso nel primo pomeriggio il gup Giulio Cesare Cipolletta accogliendo la richiesta del pm Flavia Alemi.

Il 15 ottobre compariranno davanti al collegio del Tribunale Sergio Paglialunga, 65 anni, di Pisa, ingegnere, da tempo al vertice del parco delle Foreste Casentinesi; l'ex ragioniere capo dell'organismo, Vittorio Monni, 67 anni, di Pontedera; Massimo De Prosperis, 64 anni, di Pisa all’epoca dei fatti addetto all'ufficio ripristino del servizio di pianificazione del territorio.

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Paglialunga era assistito dall’avvocato Alessandra Papineschi, Monni dall’avvocato Stefano Del Corso e De Prosperis dall’avvocato Alessio Bertola. Paglialunga deve rispondere, anche in concorso, di una serie di reati che vanno dall’abuso d’ufficio al falso ideologico. Monni di concorso in peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico con Paglialunga. A De Prosperis vengono addebitati episodi circoscritti riferiti all’uso dell’auto di servizio per portarsi dal parco di San Rossore a Pisa e di un telefono aziendale.

I sequestri della Guardia di finanza risalgono al 2014. Blitz innescati dalla segnalazione arrivata dalla gestione successiva a quella in cui alla direzione dell’Ente Parco c’era Paglialunga. Per l’accusa la governance dell’ingegnere, uscito in polemica da San Rossore nel 2012, sarebbe stata connotata da una disinvoltura contabile che avrebbe tenuto nascosta la mole di debiti accumulati dal Parco.

Un’ombra viene allungata anche sul rilascio di diversi nulla osta per attività nell’area viareggina del Parco.
Il pm, nel sottolineare la macroscopica incongruenza dei numeri a livello finanziario dell’Ente dell’epoca Paglialunga, ha stigmatizzato nel suo intervento la pratica di inserire crediti in bilancio addirittura dal 1988.

Crediti inesigibili per 2,7 milioni di euro e crediti di dubbia esigibilità per 2,8. E sullo sfondo incombeva la pressione della Regione Toscana di «far quadrare il bilancio».




 

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