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l’inchiesta mai diventata processo 

I pediatri non erano corrotti: ecco le motivazioni

Ricevevano vacanze in regalo, ma non è mai stato provato un accordo per condizionare la prescrizione del latte in polvere di determinate marche

VIAREGGIO. Sì, prendevano regali dalle case produttrici di latte in polvere. Ma non è mai stato provato un accordo che legasse quei favori all’incremento nella vendita dei prodotti. Incassavano i buoni per le vacanze quasi come un atto dovuto, perché così va il mondo in un ambiente dove il collante tra salute e business spesso dà frutti avariati. Che poi ci fosse un ritorno concreto in termini di fatturato per le aziende non è stato dimostrato. Di qui l’assenza degli atti contrari ai doveri d’ufficio, cardine per sostenere un’accusa di corruzione.

In 28 pagine di motivazioni il giudice Pietro Murano spiega perché l’inchiesta “Medici low cost” non ha materializzato corrotti o corruttori. Sicure sono solo le false fatture delle agenzie di viaggio, utilizzate dalle aziende per le agevolazioni fiscali e per tenersi buoni i medici. E due persone per questo sono state rinviate a giudizio. Si può, al limite, prendere coscienza di un malcostume (siamo al così fan tutti di un sistema collaudato) da parte dei pediatri, alcuni particolarmente avidi di regalie (un medico ha ottenuto 15mila euro per viaggi a Santo Domingo e alle terme di Saturnia, ndr), ma codice penale alla mano per il gup Murano non sono dei corrotti. Le motivazioni argomentano l’assoluzione di due pediatri e il proscioglimento perché il fatto non sussiste per sedici tra medici e informatori scientifici.

Ne arrestarono 18, ai domiciliari. Era il 21 novembre 2014. Alla fine le indagini arrivarono a contare 25 indagati tra Viareggio, Massa, Piombino, Grosseto, Livorno, Pisa e provincia. L’accusa, smontata in udienza preliminare, era che a suon di regali e viaggi i medici avrebbe spinto sulle mamme per far acquistare il latte in polvere del marchio più munifico nei loro confronti. Pacifico che la partecipazione ai congressi scientifici, pagati dalle società del latte in polvere, fossero simulati. Nello stesso periodo il pediatra di turno era in vacanza anziché nella città indicata nelle fatture portate poi in deduzione fiscale dalle aziende. Lo hanno accertato i carabinieri del Nas anche attraverso le celle telefoniche.

Per il giudice il pm «ha rinvenuto la prova dell’ipotesi corruttiva nella sola dazione di utilità, da essa traendo la prova dell’accordo criminoso intervenuto ex ante tra i singoli medici e i rappresentanti delle case farmaceutiche, e senza riuscire a individuare atti contrari ai doveri d’ufficio idonei a dimostrarne l’esistenza». Non c’è stato, quindi, l’asservimento del pubblico ufficiale ( i pediatri erano convenzionati con l’Asl) agli interessi del privato. «Non è stato dimostrato il “pactum sceleris”», l’accordo alla base del quale il medico si metteva a disposizione della società in cambio delle vacanze pagate. «La sola dazione dell’utilità potrà, quindi, costituire mero elemento indiziario dell’accordo illecito, ma giammai potrà costituirne, da solo, la prova». Non basta promettere e dare seguito all’utilità se il pubblico ufficiale non si piega agli interessi di chi lo irretisce con regali e vacanze pagate. Il latte in polvere non è un farmaco. È un prodotto da banco, come si dice. E non ha bisogno di prescrizione medica. «Il consiglio o l’indicazione del pediatra – si legge nelle motivazioni – rientrando all’interno di attività che si profila negli stessi termini giuridici quale che sia il medico coinvolto, collegato o meno al Sistema sanitario nazionale, non risulta affatto collegato al presupposto

soggettivo pubblicistico necessario per ipotizzare la consumazione della corruzione».

La Procura dopoil proscioglimento del marzo scorso annunciò l’impugnazione della sentenza in appello. A breve il deposito del ricorso. —




 

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