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Annega nel lago, disperato l’amico: «Mi sono girato e non c’era più»

Massarosa, il racconto di Emanuele: non mi sono accorto di niente. Ho sentito solo un rumore

MASSAROSA. «Non mi sono accorto di niente. Ho sentito solo un rumore. Un rumore. Mi sono girato e lui non c’era più». Emanuele Gori, 45 anni, ricostruisce con i vigili del fuoco quanto accaduto ieri pomeriggio (13 maggio) sul Massaciuccoli, prima e dopo che il suo amico, Carlo Tambellini, sparisse nel fondale nero del lago. Occhi rossi, cappuccio dell’impermeabile giallo tirato su per riparsi dalla pioggia. Si sforza di parlare forte, ma di voce ne esce solo un filo, come fosse ancora premuta dentro lo stomaco dalla paura.

Sono le 18. 30 quando arriva alla Piaggetta del Massaciuccoli, da cui partono i mezzi dei vigili del fuoco per le ricerche, e cerca di mettere a fuoco quei minuti per poi ripartire con loro sul gommone alla ricerca del punto esatto dove potrebbe essere caduto Carlo. Sono passate quindi tre ore da quando si sono perse le sue tracce. E lui trema ancora come se fosse appena accaduto. Come se fosse appena riemerso dalla acque di quel lago e avesse appena urlato aiuto.

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«Io ero davanti, lui dietro. Gli davo le spalle. Il lago era un po’mosso. Io ho sentito solo un rumore. Quando mi sono girato lui non c’era più – ripete ai vigili del fuoco, sotto la pioggia –. La barca continuava ad andare. Quindi ho spento il motore e sono tornato un po’indietro con i remi. Poi mi sono tuffato per cercarlo. Non lo trovavo. Sono risalito. Sono andato avanti un altro po’con i remi e mi sono rituffato. E nulla».

A quel punto ha capito di aver bisogno di aiuto e ha chiamato i soccorsi. Nel frattempo al porticciolo di Massaciuccoli si era sparsa la voce di un disperso nel lago e gli organizzatori del palio dei barchini (leggi box sopra) avevano deciso di cancellare la manifestazione.

Le ricerche però non sono semplici. Un po’per le onde: il lago è agitato. Un po’per la pioggia che non fa altro che alzare le onde. E un po’per le caratteristiche di quel lago, con più torba che acqua, dove la visibilità è scarsa. Le immersioni dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno vanno avanti per ore, fino a quando Emanuele arriva alla Piaggetta per ritornare sul luogo dell’incidente.

Spiega tutto ai vigili del fuoco. Con lui c’è anche il padre. Poi sale con i soccorritori sul gommone grigio e si ributta in quel lago maledetto alla ricerca dell’amico. Ripercorrono il tragitto, indica ai sommozzatori i punti in cui potrebbe essere caduto. E dopo poco lo trovano. Sul posto è poi intervenuto il personale medico del 118, ma solo per constatarne il decesso.
 

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