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Muratore precipitò dal tetto dell’hotel: 16 mesi all’impresario

La Cassazione ha condannato il titolare di una ditta a un anno e quattro mesi di reclusione per l'omicidio colposo di un muratore muratore cinquantenne

VIAREGGIO. Il datore di lavoro «è esonerato da responsabilità», in tema di infortuni, solo quando «il comportamento del dipendente, rientrante nelle mansioni che gli sono proprie, sia abnorme». Cioè «radicalmente, ontologicamente, lontano delle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lavoratore nella esecuzioni del lavoro». Inoltre il datore di lavoro «ha l’obbligo di redigere un piano operativo» che contenga tutti i rischi del cantiere. Per questi motivi la Cassazione ha condannato Roberto Galantini, titolare dalla ditta fiorentina Tecnoedil Sistemi srl, a un anno e quattro mesi di reclusione (oltre al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili) per omicidio colposo, per la morte di Shkelquim Barjamj, muratore di 50 anni albanese (ma residente a Firenze) morto il 4 febbraio del 2009 precipitando dal tetto della dependance dell’hotel Astor di Viareggio.

L’operaio stava salendo con una scala sul tetto per capire perché, da qualche giorno, si stavano verificando infiltrazioni. Precipitò nel vuoto per dieci metri e morì dopo tre giorni di agonia.

I legali di Galantini hanno provato a difendere il loro assistito, sostenendo che i lavori di impermeabilizzazione del tetto non dovevano essere svolti quel giorno e che l’accesso a quel luogo di lavoro, quindi il tetto della dependance dell’hotel, non era stato accordato con il titolare della ditta. Ma secondo la Cassazione (che di fatto ha semplicemente confermato la sentenza della Corte di appello), questo non è sufficiente per considerare la condotta dell’operaio imprudente, e quindi fuori dalle responsabilità del datore di lavoro. «È necessario – si legge nella sentenza della Corte suprema – non tanto che essa sia imprevedibile, quanto piuttosto, che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia». Inoltre, chiarisce la Cassazione, il datore di lavoro «ha l’obbligo di analizzare e individuare con il massimo grado di specificità tutti i fattori di pericolo

concretamente presenti all’interno dell’azienda, avuto riguardo alla casistica concretamente verificabile in relazione alla singola lavorazione o all’ambiente di lavoro, e, all’esito, deve redigere e sottoporre periodicamente ad aggiornamento il documento di valutazione dei rischi».

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