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Il fronte del sì: «Una via per salvare la Darsena»

Il comitato dei residenti: «Quartiere sotto assedio del traffico: ora il sindaco passi dalle parole ai fatti»

VIAREGGIO. «Lo diciamo da anni: serve una nuova strada che permetta di entrare ed uscire dalla Darsena in modo da sollevare un intero quartiere dall’inquinamento di auto e mezzi pesanti. E quella nuova strada non può che essere a sud dello stadio dei Pini. Finalmente sembrano averlo compreso anche la Regione e il Comune, ma ora occorre che dalle dichiarazioni di intenti si passi presto ai fatti. Altrimenti avremo perso altro tempo». Nel giorno del corteo no-asse, Raffaele Del Freo, portavoce del comitato dei residenti, spiega le ragioni per cui una nuova strada non solo è utile, ma è necessaria.

«A quanti in questi giorni si oppongono al progetto dell’asse a sud dello stadio suggeriamo di lasciar perdere le posizioni ideologiche da campagna elettorale e guardare la realtà dei fatti. Basta alzarsi di buon mattino e, dalle 7 alle 8,30, rendersi conto dell’assalto di migliaia e migliaia di auto, furgoni, camion, scooter che entrano in Darsena. Una fila ininterrotta di persone che arrivano per la serie più disparata di motivi: chi lavora nelle centinaia di aziende che gravitano intorno al mondo della nautica; chi accompagna i propri figli in una delle scuole di ogni ordine e grado che hanno sede in questa zona nautico, ragioneria, liceo sportivo, professionale Marconi, istituto alberghiero e scuole medie Jenco ai quali si aggiungono tre asili nido in via Virgilio); chi lavora in una delle attività commerciali della zona (che si moltiplicano con la bella stagione, quando aprono i bagni del Vialone). Una scena che, in uscita dal quartiere, si ripropone nella pausa pranzo dei cantieri, alla fine delle lezioni, alla chiusura dei negozi. E che, specie in estate e nei weekend, è ulteriormente aggravata nel pomeriggio dall’uscita dai bagni e la sera dai ristoranti e pub che affollano la zona più turistica del quartiere. A tutto ciò va poi aggiunto il traffico che portano gli impianti sportivi presenti in Darsena (il Palasport, lo stadio, il campo scuola, ma anche le palestre del Piaggia e delle Jenco). Insomma, il quartiere nel quale vivono, lavorano, studiano, si divertono e praticano sport migliaia di persone, è letteralmente stretto nella morsa del traffico».

Del Freo poi aggiunge: «Il problema si trascina da decenni. Di fronte ad un costante sviluppo delle attività che hanno sede nella Viareggio “di là dal molo”, il reticolo di vie che viene utilizzato per entrare nel quartiere è sempre rimasto lo stesso del Dopoguerra, con appena quattro strade costrette a sopportare un traffico che avrebbe bisogno di tutt’altre infrastrutture. Strade che – se si esclude la via Coppino – sono esclusivamente residenziali e che ospitano tre asili nido, una casa di riposo, una serie di scuole superiori e che, specie in determinati orari, si trasformano in vere e proprie camere a gas. Ecco che allora l’apertura di una nuova via a sud dello stadio – non un’autostrada o un ecomostro come paventato da chi si oppone al progetto, ma una semplice strada - pur senza risolvere del tutto il problema, allevierebbe sensibilmente la mole di traffico che grava sul quartiere. E gioverebbe alla salute di chi ci abita, ci studia, ci lavora, che riteniamo un bene primario. Oltre ad essere accolto con favore dalle aziende della nautica e del turismo della Darsena».

«A chi si proclama paladino dei temi ambientali diciamo inoltre che noi siamo i primi a voler difendere la nostra pineta. Perché la Pineta di Levante è innanzitutto il parco pubblico di chi abita in Darsena e che dunque qui va a fare footing o una semplice passeggiata nel verde, porta il nipotino a giocare o il cane a spasso. Ed è per questo che all’amministrazione comunale chiediamo di realizzare una nuova strada che abbia il minor impatto ambientale possibile, suggerendo per esempio di realizzare ai suoi lati dei dossi di terreno che la nascondano visivamente e la isolino acusticamente a chi si trova in pineta e al tempo stesso ne impedisca la sosta ai lati. In Germania o in Austria le autostrade attraversano parchi naturali, ma i loro visitatori non si accorgono neppure della loro presenza. Insomma, le cose si possono e si devono fare per bene. Non solo. Come l’amministrazione comunale sembra aver recepito, chiediamo che la realizzazione dell’asse a sud dello stadio porti alla chiusura alle auto dell’ultimo tratto del viale dei Tigli, che

potrebbe finalmente essere riservato a bici e pedoni come accade per il viale Capponi a Ponente. Ma occorre che dalle parole si passi ai fatti. Se lo si farà, Giorgio Del Ghingaro sarà davvero il sindaco che ha fatto ciò di cui si è parlato, ma solo parlato, per decenni».



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