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Un anziano deve aspettare più di 24 ore per un ricovero in ospedale

La protesta di un paziente con la broncopolmonite. L’Asl: registrati 200 accessi al giorno al pronto soccorso, ma il problema c’è e va risolto

VIAREGGIO. Oltre 24 ore di attesa per un ricovero all’ospedale Versilia. A protestare è la figlia di un paziente anziano finito al pronto soccorso per una broncopolmonite.

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«Siamo arrivati alle 10 di giovedì mattina - spiega - ad ora (la telefonata è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, ndr) mio padre non è ancora stato ricoverato. Non do nessuna colpa agli operatori del pronto soccorso, si fanno in quattro per poterci aiutare e per assistere mio padre. Ma è il sistema che non funziona. E bisogna intervenire».

All’utente replica l’Asl Nordovest, che ammette l’esistenza del problema. «In questi giorni - spiegano dall’azienda sanitaria - c’è stato un nuovo boom di accessi al pronto soccorso del “Versilia”. Soltanto mercoledì abbiamo registrato 240 ingressi». L’Asl, tuttavia, non sa spiegare a cosa sia dovuta questa nuova ondata. Non è chiaro, insomma, se ci siano ulteriori strascichi dell’influenza. Anche se è chiaro che molti pazienti arrivati, soprattutto malati cronici, hanno avuto problematiche respiratorie. Legate alle conseguenze dell’influenza.

Questi numeri hanno messo in difficoltà l’ospedale soprattutto per quanto riguarda la gestione dei posti letto. Il piano anti-influenza, infatti, è terminato e non ci sono più i posti letto aggiuntivi a disposizione dei vari reparti. Ma siamo di fronte a un problema storico che l’ospedale e l’Asl non sono ancora riusciti a risolvere. Perché si continua a fare fatica nella gestione dei pazienti in arrivo dal pronto soccorso che hanno bisogno di essere ricoverati.

«Il problema c’è e abbiamo intenzione di intervenire quanto prima», assicurano dall’Asl. L’impressione è che ci si trovi di fronte a un fatto compiuto, cioè un ospedale che fa numeri da struttura sanitaria di livello superiore, ma che non si sia ancora deciso di fare la cosa più logica: potenziarlo. Eppure è stata l’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi a dire che i numeri servono «per calibrare le forze necessarie ai carichi di lavoro».

Matteo Tuccini

 

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