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Alla sbarra per il corteo contro Salvini: «L’antifascismo non si processa»

Partiti e movimenti di sinistra si schierano a fianco degli imputati: «Fischiare in piazza è democrazia». La prima udienza del dibattimento in tribunale a Lucca è stata aggiornata al 25 maggio 

VIAREGGIO. Si sono presentati in ventisei alla prima udienza del processo che vede coinvolti attivisti della sinistra versiliese che nel maggio del 2015 avevano fatto una manifestazione contro il leader della Lega Matteo Salvini. L’udienza è stata aggiornata al 25 maggio prossimo quando verranno visionati i filmati degli scontri per richiesta della difesa e saranno sentiti dieci testimoni tra cui anche i poliziotti in servizio durante la manifestazione. Uno dei ventisei ha deciso di rinunciare all’azione e di pagare il decreto penale.

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Si sono strette intorno agli imputati ben sedici associazioni e partiti della sinistra comunista e antagonista: Repubblica viareggina, Brigata sociale antisfratto, Cantiere sociale versiliese, Communia Viareggio e Versilia, Cobas Viareggio, Donne in cantiere, Federazione giovanile vomunista Viareggio e Versilia, Gruppo autonomo Viareggio, Partito comunista di Viareggio, Partito comunista dei lavoratori Viareggio e Coordinamento toscano Pcl, Partito dei Carc Viareggio, Potere al popolo Viareggio, Officina Dada Boom, Osservatorio contro il carcere e la repressione “Daniele Franceschi”, Spazio antagonista di resistenza sociale, Unione Inquilini.

In una nota scrivono: «Matteo Salvini, super blindato e scortato, in ogni campagna elettorale percorre il paese a insultare, seminare odio razziale e invocare l’affondamento dei barconi con donne e bambini, oltre che auspicare ruspe sui campi rom. Nel maggio 2015 fece tappa a Viareggio attirando la contestazione di alcune centinaia di viareggini solidali e antirazzisti. A seguito di quella contestazione la magistratura decise di emanare ventotto decreti penali di condanna con multe di 1. 250 euro. Gli imputati decisero di rifiutare tale decisione e fecero ricorso chiedendo il processo. In questi anni sono state promosse varie iniziative di solidarietà per ribadire che l’antirazzismo non si processa, che la repressione non fermerà le lotte sociali e che la solidarietà è un’arma per chi è colpito dalla repressione. Fischiare in una piazza è sintomo di democrazia. Per questo a tutti gli imputati nel processo va la nostra più convinta solidarietà».
 

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