Quotidiani locali

Lucci a rischio estinzione per la pesca di frodo

La denuncia del giornalista Paolicchi: «Bracconaggio nel parco della Versiliana ma se questa specie sta scomparendo è colpa anche dell’acqua inquinata»

PIETRASANTA. Il luccio, nelle acque dolci della Versilia, non abbocca più. E non perché si sia fatto furbo oltre maniera o perché ancora il pescatore di turno ambisce a tutt’altro: no, più semplicemente il luccio, nei fossi di zona, è, quasi, scomparso. Una lenta ed inesorabile scomparsa. I motivi? Diversi. Ad esempio le acque inquinate, la siccità e ancora il bracconaggio. Sì, anche il bracconaggio o la pesca di frodo che dir si voglia.

Nei giorni scorsi il Fly Club 90 Versilia, associazione con sede a Seravezza, ha scritto una lettera ai comuni di Pietrasanta e Forte dei Marmi con la richiesta di ottenere contributi per proteggere gli ultimi esemplari di luccio presenti in Versiliana. «Negli ultimi anni vi è stata una lenta e inarrestabile rarefazione: nel settembre scorso segnalammo una morìa di lucci alle autorità preposte: del resto da quando l’ufficio risorse ittiche della Provincia è passato alla Regione non è stata fatta più una campagna di semina. Ed è per questo motivo che alle due amministrazioni chiediamo di partecipare con un piccolo contributo – mille euro ciascuna – per non perdere un patrimonio ittico della nostra terra. Metteremo a disposizione per l’approvvigionamento del materiale e la successiva semina di avannotti, i nostri volontari. Serve, però, una risposta celere perché gli avannotti saranno disponibili a fine febbraio».

Gionata Paolicchi, giornalista, è uno dei massimi esperti di pesca di zona e non solo. E sulla scomparsa dei lucci ha un’idea ben precisa. «È un esemplare che, visto oramai il ridotto numero presente nei fossi, andrebbe tutelato. Ed è quello che fanno molti pescatori. Italiani. Poi ci sono i furbetti, quelli che se ne fregano delle regole e che, proprio nel fosso della Versiliana, fanno ricorso al bracconaggio e alle reti: si tratta, in genere, di pescatori dell’Est che hanno l’usanza di mangiare questi pesci di acqua dolce. E lo fanno ricorrendo a un modo cruento e inaccettabile, per pescarli: ci sono state delle segnalazioni a chi di dovere, ma alla fine nessuno è mai stato individuato e quindi denunciato – spiega Paolicchi – comunque le problematiche riguardano non solo i lucci, ma anche le carpe, le tinche. Questi individui chiudono il canale con le reti e il resto è conseguenza. Le guardie forestali non esistono più e poi non è semplice mettere sotto controllo una zona come la Versiliana. Però non diamo tutta la responsabilità alla pesca di frodo: i lucci erano già scomparsi da molti fossi in passato perché parliamo di un esemplare di pesce che ha il suo habitat nell’acqua pregiata e i fossi di zona, Versiliana inclusa, sono tutt’altro che pregiati. Senza poi dimenticare altri fattori: i periodi, sempre più lunghi, di secca e soprattutto l’inquinamento. La semina proposta dall’associazione? Mi lascia perplesso – prosegue Paolicchi – ripopolare in qualche modo un’area come la Versiliana per le caratteristiche dei fossi è praticamente

impossibile. E poi chi controllerebbe: dovrebbe essere certificata come riserva naturale, con monitoraggi accurati. E non mi sembra possibile. Meglio, allora, ripopolare il Massacciuccoli, una delle poche oasi dove la presenza di lucci è, ancora oggi, abbastanza significativa».

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