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Un libro sul figlio che avrebbe compiuto 18 anni

La mamma: «Lo voglio scrivere per aiutare gli altri a superare un dolore enorme come il mio»

PIETRASANTA. Quando compi diciotto anni, la vita è solo uno splendido divenire in un luminoso giorno di festa. Ma per Marco Gabriele Benassi, i diciotto anni non potranno mai arrivare: un aneurisma cerebrale lo ha derubato della vita e di quel divenire solo sussurrato, tredici anni fa. Quel giorno, il 27 marzo del 2005, era Pasqua, Marco venne portato d’urgenza al pronto soccorso: quel mal di testa improvviso e doloroso non gli dava tregua e destò immediato sospetto fra gli stessi medici del Versilia: una Tac, la corsa al Meyer, Marco morì il mattino dopo. Aveva 5 anni.

Il 13 febbraio era il compleanno di Marco. Sarebbe stato il suo diciottesimo da festeggiare con i familiari, gli amici, i calici al cielo, i baci, gli abbracci, forse una ragazza, forse chissà quante altre cose. «Il giorno che Marco è morto sono finita nel baratro, nella solitudine e nella rabbia più disperata. La perdita di un figlio è un vuoto che nessuno ti potrà mai colmare. È qualcosa di disumano». Alessandra Leonardi, la mamma di Marco, è crollata, ha vissuto ogni giorno al limite, oltre le sue stesse forze. È morta con Marco, anche se poi, alla fine, si continua, non si sa come, a sopravvivere. O, forse, si prova a vivere un’altra esistenza. Alessandra lo ha fatto lentamente, sprofondando più volte per poi ricominciare a respirare, a guardarsi intorno, a lottare, anche se ogni 13 febbraio, anche se ogni 28 marzo, è come tornare indietro: istantanee che mai ti abbandonano. E l’anima che si sgretola.

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«Senza l’aiuto e la vicinanza di mio figlio Maurizio, non ce l’avrei fatta: con il trascorrere degli anni ho maturato l’idea – spiega Alessandra – di parlare della mia esperienza, di scrivere un libro raccontando la storia di Marco, di questo piccolo e meraviglioso bambino che nei suoi 5 anni di vita ci ha dato tantissimo. Ma vorrei raccontare anche del vuoto dopo la perdita di un figlio, delle sofferenze attraverso le quali bisogna passare, così come della possibilità di uscire da quel tunnel, di poter convivere con il dolore e di tornare, al tempo stesso, ad amare anche la vita. Perché io oggi posso dire di amarla di nuovo la vita. E di esserci riuscita grazie soprattutto a chi ha dimostrato, in ogni istante, di volermi bene. Di starmi vicino. Oggi sono una nonna, ho ricominciato una vita di coppia, ho sempre mio figlio Maurizio vicino, ho ritrovato la forza, anche se quel vuoto, dentro, è cicatrice che mai si rimarginerà. E questo libro che scriverò nel ricordo di Marco, sarà un messaggio di speranza, di coraggio. Un messaggio a tutti coloro che soffrono e che vivono nella disperazione. Da quella disperazione si può uscire, anche se oggi, come tutti gli altri giorni che avrò vita, il mio primo e ultimo pensiero sarà per Marco Gabriele, il mio piccolo e splendido amore».

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