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È morto Giuseppe Mazzella una vita da pilota del porto di Viareggio

Aveva quasi 68 anni ed era stato colpito dalla malattia un paio di anni fa. Negli ultimi tempi era rimasto in Darsena come rimorchiatore

VIAREGGIO. È morto nei giorni in cui la “sua” Darsena fa festa: Giuseppe Mazzella, 68 anni da compiere nel prossimo agosto, professione ex “pratico” del porto di Viareggio. Ovvero, l’uomo con il bastone. Quasi una figura mitologica quando appariva in mare sul suo “guscio”, in piedi col bastone in mano, a segnare la strada per l’entrata o l’uscita dal porto ai grandi yacht dai costi astronomici. A segnare la strada e a confermare, intervento dopo intervento, che per decenni le opere di dragaggio pagate a suon di milioni a niente servivano.

Negli ultimi anni, dopo che la malattia lo aveva aggredito, Mazzella non si era dato per vinto ed aveva voluto tornare al lavoro: non più “pratico” del porto, ma con un’attività di rimorchiatore. Attività che divideva con un socio al 50% e, negli ultimissimi tempi - consapevole che la malattia sarebbe stata più forte di lui - aveva venduto la propria quota, così da essere sicuro che qualcuno avrebbe continuato il lavoro che per lui rappresentava tutta una vita. Lui che non aveva famiglia aveva incaricato una persona di curare le proprie ultime volontà.

Ma Mazzella non era stato solo il “pratico” del porto. Negli anni dell’esplosione della grande nautica aveva gestito gli approdi sulla banchina che poi fu destinata ai pescatori. Qui approdavano i maxi yacht degli armatori più celebri del mondo della moda, dell’economia, dello spettacolo. È uno degli aspetti toccati, sia pur marginalmente per i limiti temporali della giustizia, dall’inchiesta sulle mazzette all’ex nostromo della Capitaneria di Viareggio. Mazzella fu tra coloro che ammisero di fronte ai carabinieri il pagamento di quanto richiesto, mese dopo mese, dall’ufficiale poi condannato a tre anni di carcere in primo grado. L’ex “pratico” locale aveva scelto di affrontare il processo, diventato ancora più lungo perché si era intrecciato con il carico di lavoro del giudice impegnato nel dibattimento per il disastro ferroviario di Viareggio. Ai primi di ottobre dello scorso anno la vicenda iniziata nel 2013 si era finalmente conclusa e Mazzella era stato condannato adue anni e sei mesi, per corruzione.

Lui era determinato a presentare appello e lamentava di non essere stato «ascoltato, creduto». Con la stessa determinazione da leone con la quale aveva conteso all’Autorità portuale regionale, di fronte al giudici amministrative del Tar, le concessioni

dei servizi sulla banchina Lenci, destinata ai lavori e alle imbarcazioni più grandi tra quelle che si fermano in porto a Viareggio. La stessa forza con la quale aveva affrontato la malattia, credendo - per un momento - di poter continuare ancora per qualche anno a solcare il suo mare.

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