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Truffò la suocera: condannato ex promotore finanziario viareggino

È stato riconosciuto colpevole di essersi appropriato dei risparmi della donna, quasi 400mila euro L’avvocato difensore annuncia che presenterà ricorso in appello contro il verdetto del tribunale

VIAREGGIO. Dai suoceri si era fatto consegnare codice utente e password del conto on line «asserendo che gli erano necessari per operare per loro conto». Agli stessi, raccontando di operare investimenti a loro favore, «faceva firmare documenti, spesso in bianco», e così facendo «trasferiva denaro in proprio favore o in favore di altri soggetti a cui aveva necessità di restituire soldi di cui si era in precedenza appropriato». Hanno trovato conferma le accuse mosse dalla Procura di Lucca (pm Salvatore Giannino) a carico di Giovanni Rossi, ex promotore finanziario, che è stato condannato ad 1 anno e 9 mesi dal giudice Gerardo Boragine.

Il reato contestato a Rossi dall’accusa era quello di truffa (articolo 640 del codice penale) con le seguenti aggravanti (articolo 61): avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa; aver cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità; aver commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, di coabitazione, o di ospitalità.

Il danno che Rossi aveva procurato - in particolare alla suocera, affetta da una grave patologia visiva. e da qui una delle aggravanti contestate dall’accusa - un danno economico derivante dall’essersi appropriato di 397.668,97 euro, cifra che costituiva tutti i risparmi della coppia. Risparmi che l’uomo - così l’accusa cui è seguita ieri la condanna - «in virtù di artifizi e del rapporto fiduciario derivante dalla parentela» sono finiti in «investimenti negli Istituti di cui Rossi era promotore finanziario».

Dopo la morte del suocero, fu deciso di trasferire l’intera somma di proprietà dei coniugi in un altro conto, intestato unicamente alla suocera. Il promotore consigliò di aprire un conto corrente proprio nella filiale della società in cui era appena entrato. Ma da quella stessa società, a un certo punto, sarebbe arrivata una comunicazione alla titolare del conto. Gli addetti le avrebbero riferito di operazioni in uscita continue, considerate “anomale”: una serie di pagamenti ritenuti strani e non motivati. Senza contare che sul conto

erano rimasti soltanto 5.000 euro. Cioè poco più dell’1% della cifra iniziale.

Tiziano Nicoletti, avvocato difensore di Giovanni Rossi, annuncia che presenterà appello contro la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Lucca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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