Quotidiani locali

Imprenditore versiliese rischia il processo per istigazione alla corruzione

La denuncia dell'ex vice sindaco di Pietrasanta, Daniele Mazzoni, e l'inchiesta dei carabinieri

PIETRASANTA. È una lunga giornata dell’agosto 2016 (il 10) trascorsa sulla spiaggia del bagno “Magico mare” quella che porterà il giorno dopo davanti ai carabinieri l’allora vice sindaco di Pietrasanta, Daniele Mazzoni. Lo stabilimento balneare è quello di proprietà della moglie e l’amministratore e quadro nel settore bancario sta giocando con il figlio, quando ormai si sono fatte le 19,30. L’ora in cui dal mare si va via. Invece, qualcuno arriva. È Giovacchino Raffaelli, patron del supermercato “RG” di Forte, con interessi anche nel settore balneare. L’uomo - si legge così nel verbale della denuncia per istigazione alla corruzione che l’amministratore presenterà il giorno dopo (11 agosto alle 17,02) - ci tiene a ringraziare Mazzoni «per l’attenzione prestata per una pratica demaniale ed una edilizia delle quali mi aveva parlato tempo addietro, e che a suo dire si erano risolte positivamente».

La denuncia mette nero su bianco che l’imprenditore appoggia sul tavolino cui è seduto insieme al vice sindaco una copia di un quotidiano nazionale. Mazzoni ha fretta, è un po’ scocciato di essere stato interrotto in un momento di relax in famiglia. Raffaelli gli mostra «un’autorizzazione demaniale che, essendo senza occhiali, non ho letto». Il documento viene «estratto dal quotidiano». Un colloquio di dieci minuti, poi l’imprenditore se ne va. E la moglie di Mazzoni può finalmente continuare con le pulizie. La signora prende il quotidiano che Raffaelli ha lasciato sul tavolo e fa per buttarlo. In quel mentre, dalle pagine del giornale «è caduta una busta gialla. Incuriosita - prosegue la denuncia - mia moglie l’ha aperta ed ha scoperto che all’interno vi era del denaro. Più precisamente nel contarli ha accertato che si trattava di 20 banconote da 500 euro ciascuna per un totale di 10.000 euro».

Mazzoni racconta ai carabinieri: «Sono rimasto perplesso e ho subito fatto una corsa all’esterno del bagno per vedere di rintracciare Raffaelli, senza riuscirvi». Seguono consultazioni serali con moglie, sindaco all’epoca in carica, Massimo Mallegni, e l’avvocato Sandro Guerra. E poi, il giorno dopo, la denuncia per il reato di istigazione alla corruzione (322 codice penale). Con i particolari relativi alle due pratiche di Raffaelli: quella edilizia, «riferita al bagno Rosina» per una piscina; quella relativa al demanio marittimo per un altro bagno di cui Raffaelli è socio. L’amministratore, di fronte agli inquirenti, ricorda di aver scambiato un paio di volte, con Raffaelli, parole sullo stato delle pratiche all’inizio del 2016. Poi, però, l’iter burocratico - così la ricostruzione di Mazzoni - ha proseguito il proprio corso senza che lui se ne curasse più.

Alla denuncia sono seguite indagini che niente hanno tralasciato neppure sul fronte di eventuali responsabilità che potessero emergere a carico dell’uomo politico pietrasantino e/o degli uffici dell’amministrazione comunale. Responsabilità che sono state, alle fine di un minuzioso lavoro, del tutto escluse. Così che la Procura di Lucca (pm Enrico Corucci) ha chiuso le indagini formulando la richiesta di rinvio a giudizio per Giovacchino Raffaelli, oggi settantanovenne, con l’accusa di istigazione alla corruzione. Per il 19 febbraio è fissata l’udienza preliminare in Tribunale a Lucca, davanti al giudice Antonia Aracri cui spetta la decisione finale. Daniele Mazzoni è, invece, parte offesa, «e non si costituirà parte civile», sottolinea l’avvocato Guerra.

«Si capisce che l’uomo ha agito in assoluta buona fede», sono le parole al “Tirreno” dell’avvocato Titano Marsili, difensore dell’imprenditore Giovacchino Raffaelli. Che prosegue: «Il mio cliente è un’ottima persona. Lui in qualche modo voleva dare un segno di riconoscenza all’efficienza della pubblica amministrazione che in campagna elettorale aveva manifestato più volte la volontà, per quanto riguarda il settore dell’edilizia, di accelerare le 500 pratiche che erano ferme. Un caso che era finito anche

all’attenzione della stampa».

Per quanto attiene alla strategia difensiva, il legale fortemarmino spiega: «Concorderò in questi giorni la posizione con il mio assistito. È un procedimento in diritto e basta. Voglio stabilire con lui cosa dobbiamo fare. Penso ad un patteggiamento».

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