Quotidiani locali

viareggio

Muore decano degli avvocati versiliesi

Franco Picchi fu assessore quando nacque Città Giardino e difensore nel caso Lavorini e nel processo a Chet Baker. Oltre che Gran Maestro della Massoneria

VIAREGGIO. Ha fatto l’avvocato dal 1945-2013, come ricorda il figlio che ne ha seguito le orme. E già questo denota carattere e vita di Franco Picchi, scomparso ieri a 96 anni, lasciando i figli Luca, Alessandro ed Eugenia. Un lutto che ha profondamente toccato l’ambiente dei professionisti viareggini che con lo studio Picchi hanno lavorato a lungo. E non solo. L’avvocato, infatti, era stato impegnato anche in politica. Subito dopo la guerra era stato segretario comunale a Massarosa. Poi, negli anni 1953-1954, ricorda il figlio Luca, aveva ricoperto il ruolo di assessore, indipendente nelle liste della Democrazia cristiana. Perché la fede cattolica era un altro tratto distintivo di Franco Picchi (e c’è chi ricorda ancora, in città, la madre che insegnava catechismo). Tanto che nell’avvicinarsi alla Massoneria, Picchi non tradì la propria fede religiosa, diventando Gran Maestro aggiunto della Gran Loggia d’Italia, Obbedienza di Piazza del Gesù. Un ruolo che Picchi ha ricoperto a lungo e lasciando un segno che ancora oggi aveva un peso specifico importante.

Carattere, caparbietà e charme: chi lo ha conosciuto meglio ne ricorda queste caratteristiche. Fin da quando, verso la fine degli anni Quaranta, fece il suo primo processo penale che perse, abbandonando quel settore «fino a quando - racconta il figlio Luca- non fosse diventato davvero capace». Ci volle poco. Ruggiscono gli anni Sessanta quando a Lucca viene arrestato il grande trombettista americano Chet Baker, che nelle notti versiliese era di casa. «Venne fuori che una certa elite di Viareggio faceva uso di stupefacenti», continua Luca Picchi ricordano quel processo che vide il padre tra i difensori: «Con Edoardo Paolini erano della macchine da guerra».

Ci fu poi il caso Lavorini, che vide Picchi difensore di Adolfo Meciani, il commerciante viareggino che tirato in ballo nella vicenda, e arrestato, si suicidò in carcere.

Nel 1989, dopo modifica del codice di procedura penale, continua Luca Picchi che si era affiancato al padre dal gennaio 1973, «Franco si dedicò ad altro: diritto internazionale, fallimentare, diritto navale. Avevamo tra i nostri clienti i cantieri più importanti». Gli interessi internazionali lo portarono a ricoprire gli incarichi di vice console di Panama, console dello Zambia, console delle Seychelles, coltivando conoscenze in tutto il mondo,

La vita di Franco Picchi attraversava la città in tutti i suoi aspetti: «Insieme a tanti altri rimettemmo insieme la Croce Rossa, nel 1993. Croce Rossa di cui mio padre era socio onorario». Così come lo era anche del Club Nautico Versilia: «L’avevo voluto io quando non era ancora presidente», ricorda l’avvocato Roberto Righi, il quale parla del collega scomparso come di «uomo dalla mente sopraffina». Seguito a ruota da Muzio Scacciati, della cui madre Franco Picchi è stato a lungo il compagno: «Era un grande avvocato ed una persona molto intelligente».

Chi lo ha conosciuto nella breve esperienza politica ne ricorda

il sogno che ha poi portato alla nascita di Città Giardino: «La sua idea non era quella che è stata realizzata», ci tiene a sottolineare il figlio Luca. «Mio padre aveva in mente un unico comprensorio, fatto di ville, che continuasse la Passeggiata con un polo centrale di servizi».

TrovaRistorante

a Lucca Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori