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Tragedia in Darsena, parla l'investitore: "Darei la mia vita per far tornare Andrea"

Gli sono stati dati i domiciliari: divieto di comunicare con l’esterno e cure di una psichiatra

LUCCA. Esce dal carcere di San Giorgio dopo una detenzione durata poco più di 48 ore. Sono le 15 quando Anthony Caturano, 24 anni, accusato di omicidio stradale con l’aggravante della guida in stato di ebbrezza, l’assunzione di cannabinoidi e la fuga dopo aver investito due pedoni provocando la morte istantanea di Andrea Lucchesi, 21 anni, di S. Anna, esce dal penitenziario in compagnia del suo legale per raggiungere l’abitazione a Torre del Lago.

VIDEO. La ricostruzione dell'incidente

Muore a 21 anni travolto da un'auto pirata Il conducente rintracciato dai carabinieri: è risultato positivo ad alcoltest e hashish. L'incidente è successo a Viareggio, la vittima è un benzinaio di Lucca. In prognosi riservata l'amico (Video di Lara Loreti) - L'articolo

Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti dopo averlo interrogato per poco meno di un’ora gli concede gli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno. La procura, rappresentata dal sostituto Salvatore Giannino, aveva chiesto la conferma della detenzione in carcere per l’autore del crimine.

La decisione del gup. Pesa nella decisione del giudice al termine dell’interrogatorio di garanzia la confessione piena e senza reticenze del giovane automobilista incensurato e sino a quel momento mai contravvenzionato per violazioni al codice della strada oltre al suo «sincero pentimento» come conferma il difensore di Caturano, l’avvocato Fabrizio Miracolo, uno dei protagonisti più in vista dell’attuale vita politica di Viareggio. «Il mio assistito - sostiene il legale - ha ripetuto di fronte al giudice che darebbe la propria vita per far tornare al mondo Andrea Lucchesi. È fuggito per paura e chiede perdono».

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Ma al di là del rimorso di coscienza dell’indagato macchiatosi di un grave crimine, probabilmente ha pesato sulla decisione del gip la consulenza della dottoressa Liliana Dell’Osso, direttore della clinica psichiatrica dell’università di Pisa, alla quale l’avvocato Miracolo ha chiesto «la disponibilità ad una valutazione specialistica avente ad oggetto l’insieme delle forti sofferenze psicologiche e psichiatriche che conseguono ad un evento traumatico catastrofico da eseguirsi al domicilio dell’assistito». Un’accettazione dell’incarico che il difensore ha richiesto «al fine di espletare le eventuali terapie». Sarà poi compito del legale di Caturano «riferire sugli auspicati progressi della terapia all’autorità giudiziaria competente».

Guida sotto influenza alcolica. Negli atti di cui ha preso visione il giudice emerge che il tasso alcolemico nel sangue era nel range tra lo 0,8 e l’1,5 grammi per litro. Un’ipotesi grave, ma non la più grave. Tanto che la sanzione amministrativa accessoria non è la revoca della patente e, con la condanna, la confisca del veicolo. Ma viceversa quella fattispecie di reato prevede un’ammenda che va da 800 a 3200 euro e la sospensione della patente da sei mesi ad un anno. Non emerge invece nella documentazione in mano al giudice le tracce di marijuana nel sangue dell’indagato che giura di aver fumato uno spinello nei giorni precedenti, ma non la notte della tragedia.

Nessuna indagine sulla madre. Il pm Giannino, appresa la decisione del gip, ha concesso il nullaosta alla sepoltura di Andrea Lucchesi. Nessuna autopsia, nessun esame esterno. Per l’accusa il referto medico legato alla constatazione di morte causata dall’incidente e la confessione piena di Caturano rappresentano la prova regina. La Lancia Y dell’omicida è stata sequestrata e verrà esaminata da un consulente tecnico (ingegnere) che il pm nominerà a giorni. Per quanto riguarda il comportamento della madre, andata a prendere il figlio che le aveva telefonato in preda al panico dopo il tragico sinistro, nessuna ipotesi di favoreggiamento. Il legame parentale e la forza incoercibile di sentimenti familiari sono una scriminante e consentono in forza dell’articolo 384 codice penale di salvare un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore.

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