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E Alessandro Avanzini aspetta Godot (di cartapesta)
i carri in anteprima

E Alessandro Avanzini aspetta Godot (di cartapesta)

Il campione in carica si presenta con una costruzione ispirata al testo di Samuel Beckett

VIAREGGIO. Se il Carnevale di Viareggio ha scoperto negli ultimi anni una teatralità che non pensava minimamente di avere, in buona parte il merito (o demerito, stando ai detrattori) è anche suo. E Alessandro Avanzini, tornato a vincere in prima categoria dopo un biennio poco brillante e povero di soddisfazioni, accentua ulteriormente il legame con il teatro ispirandosi a una delle pièce più conosciute e apprezzate: Aspettando Godot di Samuel Beckett. Considerata una pietra miliare del cosiddetto ‘teatro dell’assurdo’, vietata in Grecia al tempo della dittatura dei colonnelli come ricorda il celebre finale della pellicola “Z” diretta da Costa Gavras, l’opera del drammaturgo irlandese presta qui il titolo all’ultima fatica di Avanzini. Che non si limiterà a rendere semplicemente omaggio, ma tenterà di reinterpretare a modo suo, sotto forma di carro carnevalesco, la celebre tragicommedia.

Alessandro Avanzini con il modellino...
Alessandro Avanzini con il modellino del carro (foto Ciurca/Paglianti)


Il tema. Tutto nasce dal lavoro che Beckett portò in scena per la prima volta a Parigi nel 1953 scioccando il pubblico e spiazzando la critica. «Avevo già letto Aspettando Godot, credo che sia abbastanza popolare come opera», confessa Avanzini. «Pensavo all’avvenire di questo Paese, alla società contemporanea, e quello della condizione dell’attesa costante mi sembrava un buon tema: nel frattempo mi era capitato nuovamente tra le mani il testo di Beckett, l’ho riapprezzato e trovato perfino comico. Ma ancor più determinante è stato un adattamento per la tv inglese che mi ha influenzato anche nella scelta dei colori e dell’impatto scenografico del mio carro».

Anche qui non si dice esplicitamente chi è o cosa rappresenta Godot? «Chiariamolo subito: c’è una distanza abissale a separarmi da Beckett», è la risposta del costruttore. «Non sono io a dare vita a lui o alla sua opera, casomai mi auguro il contrario: di sicuro mi ha affascinato questo processo di ridurre all’essenziale, di sintetizzare sempre di più una forma che nel suo caso è uno spettacolo teatrale e nel mio un carro di Carnevale».

Quanto a Godot, qualcuno all’epoca pensò che si trattasse di Dio, altri citarono il destino o la fortuna, ma Beckett ha sempre rifuggito qualsiasi tipo di etichettatura, di decifrazione. A questo punto non ci sarebbe da meravigliarsi se, all’uscita dal corso mascherato, ogni spettatore desse la sua personale interpretazione pure del Godot avanziniano.



Il carro. Ad occupare la scena è un gigantesco vagabondo dai vaghi accenni clowneschi, seduto su un masso ai piedi di un albero spoglio: è Estragone, uno dei due personaggi della pièce, che secondo Avanzini rappresenta «un personaggio che si presta al Carnevale».

Il mascherone centrale si presenta inizialmente tutto rannicchiato, ripiegato su sé stesso nel tentativo di togliersi una scarpa esattamente come nelle prime righe del testo di Beckett: piano piano alzerà il busto fino a drizzare la schiena, si guarderà intorno aspettando un cambiamento, una svolta che non arriverà mai e con aria sconsolata ritornerà alla posizione di partenza. La scena si ripeterà continuamente, prestando così fede alla percezione del tempo nell’opera beckettiana.

Sul retro appare una copia di Aspettando Godot con il volto del Premio Nobel per la letteratura in copertina e un dialogo tratto dal testo originale, «quello che mi ha colpito maggiormente».

I figuranti indosseranno abiti da clochard sullo stile di Giulietta Masina ne “La strada”, confezionati dall’atelier di Rebecca Adami («Mi è stata di grandissimo aiuto nel realizzare la giacca di Estragone, si è rivelata piuttosto impegnativa” aggiunge Avanzini). «Il nostro non è teatro di parola, perciò punteremo molto sulla mimica», conclude il carrista. «Le coreografie, curate da Chiara Cinquini, si articoleranno in tre diversi momenti con tanto di accompagnamento musicale: diciamo che porteremo sui viali a mare una bella danza lunare».

Vivian Mercier, in un articolo apparso sull’Irish Times nel 1956, definì “Aspettando Godot” una “commedia in cui non accade nulla, per due volte”. A giudicare dalle anticipazioni di Avanzini, invece, sul suo carro di cose ne succederanno parecchie.

(2- continua)
 

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