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Invalido e costretto a cercare un lavoro, a sessant’anni - Video

L’Inps non gli riconosce il livello di disabilità certificato dall’Asl «Pronto a qualunque impiego compatibile con la mia condizione»

VIAREGGIO. Ha iniziato a lavorare a 14 anni. Prima nei bar, poi nell’edilizia, come manovale. Quasi vent’anni a spaccarsi la schiena trascinando su e giù per i cantieri cestelli e blocchi di cemento. Poi il suo corpo ha iniziato a non farcela più. Sono saltate fuori ernie, una stenosi, problemi alle anche. Ha cambiato lavoro. Ne ha trovato uno nei cantieri navali come verniciatore. Meno usurante del precedente, ma ormai la sua colonna vertebrale era distrutta. Sono iniziate le operazioni, le visite, i viaggi negli ospedali di tutta la regione. Adesso Roberto Romani, 60 anni, ha diciassette viti nella schiena, due protesi alle anche e una invalidità certificata all’85 per cento.

«Non riesco più ad alzare nemmeno una cassa d’acqua», racconta dalla sua casa al numero civico 93 di via Aurelia sud, al Varignano, un piccolo alloggio popolare in cui vive con la moglie e la figlia, in affitto, pagando 40 euro al mese. «Va in base al reddito», spiega. E lui, di reddito, non ne ha più. Nel 2016 ha perso il lavoro («la ditta ha chiuso») e non riesce a trovarne un altro alla sua portata. «Potrei fare un lavoro di ufficio o il guardiano, anche di notte». Nel frattempo aveva perso anche l’assegno mensile di invalidità: 280 euro circa che gli permettevano almeno di pagare le bollette e riempire il frigorifero. Nel 2016 ha guadagnato infatti più di 4mila euro. E il paradosso vuole che, per ricevere l’assegno di invalidità, o si è disabili al cento per cento, o basta esserlo dal 74 al 99 per cento, purché il reddito sia inferiore a 4. 800, 38 euro, che significa non guadagnare più di 400 euro al mese.


Invalido all'85% e disoccupato, l'Inps gli nega la pensione Viareggio, Roberto Romani, 60 anni, è invalido civile per colpa dei lavori usuranti che ha fatto, ma l'Inps non gli riconosce la percentuale di invalidità certificata dall'Asl. Così si è ritrovato senza lavoro e senza la possibilità di ottenere la pensione anticipata. (video di Melania Carnevali)


«Io vorrei lavorare. Non riesco a pensare di starmene a casa a 60 anni, ma trovare un lavoro nelle mie condizioni non è facile», spiega. Per questo ha fatto anche domanda all’Inps per ottenere l’anticipo pensionistico per invalidità. Lo può richiedere chiunque abbia una disabilità minima dell’80 per cento, 60 anni e 7 mesi di età (per gli uomini) e 20 anni di contributi. «Io ci rientro», dice Roberto. Ma non per l’Inps, che gli ha respinto la domanda. La commissione medica dell’istituto nazionale utilizza infatti criteri diversi dall’Asl per calcolare l’invalidità e, secondo i suoi membri, quella di Roberto non arriva all’80%.

«Alla visita mi hanno ascoltato i polmoni, misurato l’altezza e pesato. Questo è il criterio con cui hanno calcolato la mia disabilità», ricostruisce. Poi si alza e esce dalla sala. Torna con un pacco di fogli e radiografie: è la sua biografia degli ultimi sedici anni.  I problemi di salute iniziano nel 2001 con le prime due ernie al disco. Nel 2014 è il turno dell’ernia cervicale. Nel 2009 scopre di avere anche una stenosi del canale vertebrale, ossia il restringimento dello spazio che contiene il midollo spinale e le radici nervose. Lo operano e gli mettono nove viti alla colonna. Nel 2011 subisce un’altra operazione: gli inseriscono due protesi alle anche. In una gli viene la metallosi, l’altra gli va fuori posto. Si rimette sotto i ferri e le cambia entrambe. Nel 2014 viene operato al collo: gli tolgono tre ernie e gli mettono altre otto viti e una placca. Si opera anche allo stomaco per perdere peso «perché con i problemi che avevo rischiavo di finire su una sedia a rotelle». Nel 2011 la commissione medica dell’Asl gli certifica un’invalidità al 74 per cento, che sale all’85 nel 2014. «Eppure secondo l’Inps potrei spaccare il mondo», si sfoga.

Roberto Romani
Roberto Romani


Ai problemi di salute adesso si sommano quelli economici. Roberto non sa come andare avanti. Vive con le poche entrate della moglie: 500 euro al mese, quando va bene. «Mia figlia deve cambiare le scarpe e non ho soldi per compragliele». Il 19 dicembre ha l’appuntamento per una visita privata («è urgente e con l’Asl andava per le lunghe») da un neurochirurgo al Cto di Firenze. «Se trovo 150 euro ci andrò, altrimenti salterò la visita».

A fine novembre ha fatto ricorso all’Inps contro il respingimento della domanda di pensione anticipata. E adesso «aspetto la risposta».

 

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