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Il grido di una madre: «Negata la scuola a mio figlio disabile»

Ha presentato due certificati medici ma non bastano: occorre che tutti gli insegnanti svolgano un corso di pronto intervento

VERSILIA. «Quando mio figlio mi chiede perché non può andare a scuola, io non so cosa rispondere. Resto in silenzio. E provo dolore, rabbia». Sono parole intrise di amarezza, quelle quasi sussurrate dalla mamma di Andrea, nome di fantasia, un ragazzo disabile con problematiche di salute importanti. Problematiche che richiedono il sostegno e il supporto, durante le ore di lezione, di tre insegnanti. Niente di impossibile, sia chiaro: la scuola può e deve garantire quello che è un diritto di Andrea e di tanti altri studenti: la possibilità di frequentare l’ambiente didattico, fare lezione, socializzare.

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Anno scolastico. Ma Andrea, da quando è cominciato l’anno scolastico, non è ancora riuscito ad entrare in classe, a rivedere i suoi vecchi amici, a vivere un contesto a cui si accosta, da anni, con fare proficuo. «Siamo al 7 novembre e mio figlio, che frequenta una scuola superiore della Versilia, è ancora a casa. Ieri ho scritto al Provveditorato, facendo presente la situazione. Che, a mio avviso, è molto grave» dice il genitore.

Certificati. Andrea è regolarmente certificato e seguito fin da quando era un bambino, dagli organi, competenti. La scorsa estate, però, è sopraggiunta una patologia, che già lo aveva colpito da piccolo, che necessita di cure mediche, nel caso, immediate. «Il 5 ottobre scorso – spiega la mamma di Andrea – durante un incontro alla presenza di tutte le parti in causa – scuola, assistente sociale, Asl – è stato delineato un programma specifico stabilendo, al tempo stesso, in tre giorni la sua frequenza massima a scuola. Durante lo stesso incontro ho fatto presente il sopraggiungere di questa patologia a carico di mio figlio. Patologia comunque ben trattata e seguita da uno specialista. La scuola mi ha richiesto, al riguardo, e giustamente, un certificato: il primo, a firma del medico curante, è stato respinto in quanto giudicato incompleto. Il secondo, redatto, proprio per evitare ulteriori ritardi, da uno specialista, con le indicazioni riguardanti il farmaco salvavita. Come evidenziato dal medico non c’è possibilità di errore nella somministrazione vista la competenza di docenti che hanno seguito un corso di primo soccorso. Parliamo di nozioni basiche in un contesto scolastico. In sostanza non vengono richieste conoscenze particolari. Il certificato in questione porta la data del 17 ottobre scorso: sono trascorse tre settimane e dall’istituto didattico non è ancora arrivata una risposta. E questo è inaccettabile».

La scuola. Ma perché Andrea, a quasi due mesi dall’inizio della scuola, , non è ancora riuscito ad entrare nella sua classe? Perché la direzione didattica dal 17 ottobre, non ha dato un parere, favorevole o meno, sul certificato presentato dai genitori del ragazzo? «Nella riunione del 5 ottobre scorso, la mamma del ragazzo ci rassicurò dicendo che per la patologia sopravvenuta non erano necessari farmaci salvavita: in realtà, come si evince dal secondo certificato medico presentato – il primo era incompleto in quanto non spiegava dettagliatamente le modalità del problema del ragazzo – si parlava dell’esigenza di questo farmaco salvavita e si faceva riferimento a precise competenze di primo soccorso da parte dei docenti – spiegano dalla scuola – e visto che siamo insegnanti, e non medici, abbiamo scritto all’Asl chiedendo spiegazioni in merito, soprattutto chiarimenti su cosa si intenda, in questo particolare caso, per primo soccorso. Ad oggi l’Asl, non ci ha ancora risposto. Proprio perché vogliamo tutelare in un contesto di massima sicurezza il ragazzo, riteniamo che spiegazioni e chiarimenti siano necessari. Noi siamo pronti ad accogliere Andrea anche domani, ed è quasi superfluo dirlo: ci sono altri studenti con problematiche simili, e mai ci sono stati problemi. Tutto va però fatto in un contesto, lo ripetiamo, di tutela dello studente ai massimi livelli».

Indifferenza. Parole che lasciano perplessa la mamma di Andrea. «Anche in passato – dice – ho percepito, la totale indifferenza da parte della scuola nei confronti della nostra famiglia e la quasi totale assenza di comunicazione. Credo che, a prescindere dalle loro motivazioni, in questa storia si prefiguri un atto di emarginazione nei confronti di un ragazzo “debole”. Faremo di tutto per vedere rispettato un suo diritto. E se qualcuno ha sbagliato. ne risponderà».
 

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