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Omicidio Raucci, chiesti 5 ergastoli

Gli imputati hanno preferito il rito abbreviato, ma pesano le aggravanti

CAMAIORE. Ha chiesto il massimo della pena, cioè cinque ergastoli, il pubblico ministero Angela Pietroiusti nel processo in corso a Firenze nei confronti di quelli che la Procura ritiene siano i responsabili dell’omicidio del pratese Giuseppe Raucci, ucciso a 48 anni il 9 dicembre 2015 in un residence di Tirrenia e il cui cadavere fu trovato il giorno dopo accanto alla superstrada Firenze-Pisa-Livorno all’altezza dell’uscita di Ginestra Fiorentina.

Richieste pesantissime quelle della pubblica accusa, considerato che gli imputati principali (i pratesi Emilio Tropea e Giovanni Zaccuri, ritenuto l’esecutore materiale, e i livornesi Yuri Cambi e Carmine Balzano, oltre al dominicano Amin Abel Fabian Rincon) hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato, che consentirebbe loro lo sconto di un terzo della pena. Ma se le aggravanti contestate, come in questo caso, sono prevalenti sulle attenuanti, che il pubblico ministero non ritiene debbano essere concesse, si può essere condannati all’ergastolo anche col rito abbreviato.

L’udienza di ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Mario Profeta è stata dedicata interamente alla requisitoria del pubblico ministero e agli interventi delle parti civili, mentre gli avvocati difensori, tra cui Luca Cianferoni e Giuseppe Perrone, potranno esporre le loro ragioni alle prossime udienze già fissate per il 12, 17 e 18 ottobre. La sentenza è prevista il 24 o il 25 ottobre, dunque a meno di due anni dal ritrovamento del corpo senza vita di Giuseppe Raucci.

Su una cosa sono tutti d’accordo, e cioè sul fatto che l’omicidio è maturato nell’ambiente del traffico di droga perché Raucci aveva il compito di acquistare tre chili di eroina da alcuni colombiani a Roma per portarli ai grossisti livornesi e pratesi, ma gli fu rifilato un pacco contenente zucchero e i “committenti” pretendevano che fosse lui a saldare il debito di 35. 000 euro, cosa che non fece, e per questo sarebbe stato punito con un’esecuzione esemplare. La tesi del difensore di Giovanni Zaccuri, Luca Cianferoni, è che sia
stato un omicidio “per sbaglio”: il suo assistito avrebbe cercato di colpire alla testa Raucci col calcio della pistola e sarebbe partito un colpo, anche a causa di un presunto difetto fisico al braccio, certificato da una perizia medica allegata agli atti.

Paolo Nencioni

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