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Ortopedico condannato per evasione fiscale, ecco il suo "tesoro" in Versilia

Tra i beni confiscati ad un professionista fiorentino anche una villa

PIETRASANTA. Raffica di condanne, patteggiamenti e confische sono stati decisi dal giudice Mario Profeta di Firenze per una vicenda di evasione fiscale e di conseguenti attività riciclaggio e di reimpiego illecito dei proventi sottratti al fisco. Coinvolta, a vario titolo, una famiglia di Firenze ma che aveva una casa anche a Marina di Pietrasanta: un affermato ortopedico, i genitori, la sorella, una segretaria e il commercialista.

Nel dettaglio il giudice, in rito abbreviato, ha condannato per reati fiscali l'ortopedico a 2 anni e 4 mesi. Mentre per riciclaggio sono stati condannati il padre, a 3 anni e 4 mesi più 3.600 euro di multa, e la segretaria, a 2 anni con sospensione condizionale della pena più 2.400 euro di multa. Inoltre, sempre nella stessa vicenda di riciclaggio di capitali evasi al fisco, col consenso del pubblico ministero Paolo Barlucchi hanno patteggiato la sorella del professionista, con 2 anni e multa di 1.200 euro; il commercialista di fiducia, a 2 anni e multa di 4.000 euro; la madre, a 2 anni e 6 mesi più 6.800 euro di multa.

Tra le sue decisioni il giudice Profeta ha ordinato la confisca delle quote della società Immobilmare srl, “contenitore” di fiducia degli imputati per gli acquisti di beni (case e veicoli) tra cui una villa a Marina di Pietrasanta, due abitazioni a Vingone di Scandicci, un complesso rurale a Volognano di Rignano sull'Arno e altro ancora: beni con un valore complessivo di quasi 3,5 milioni di euro.

La società era riconducibile all'ortopedico tramite una fiduciaria italiana e un'altra società con sede a San Marino. Secondo quanto ricostruito dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza il denaro utilizzato sarebbe quello evaso al fisco in più anni di attività professionale. I soldi "al nero" - secondo l'accusa - venivano consegnati dall'ortopedico ai parenti, che poi li versavano in conti correnti personali. Da qui, attraverso vari passaggi, sempre secondo gli inquirenti tale denaro tornava a disposizione per gli investimenti da fare tramite la società immobiliare.

Per diversi

anni il professionista ha denunciato redditi modesti rispetto alla vasta attività svolta. Parte delle imposte evase è rientrata durante le fasi processuali tramite una “voluntary disclosure” che ha fatto recuperare, in varie forme, circa 800.000 euro per gli anni che vanno dal 2010 al 2015.

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