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Scoprono di essere sieropositivi all'uscita della discoteca

Sessanta persone si sono sottoposte al test della saliva promosso dai volontari della Anlaids Versilia: tre di loro sono risultate positive all'Hiv

VIAREGGIO. L’attesa è il momento più duro. Chi si mordicchia le unghie, chi fa una battuta per sdrammatizzare, chi cammina avanti indietro mentre aspetta la risposta del test salivare che ti dirà se sei positivo all’Hiv. La musica commerciale, che ti ha fatto ballare tutta la notte al Maki Maki, in Darsena a Viareggio, facendoti dimenticare la settimana pesante che hai sulle spalle, è già quasi solo un ricordo. È venerdì notte e succede che all’uscita del locale, quando è quasi l’alba, e sei stanco e un po’ sballato dalla confusione, intercetti un furgoncino di quelli che fanno prevenzione dell’Hiv. Un tampone salivare gratuito, roba di pochi minuti. Lo fai, aspetti. E dopo poco ti danno il responso: positivo. È successo a tre trentenni versiliesi, due donne e un uomo.

OGGI L’ESAME DEL SANGUE

Giovani che in queste ore stanno vivendo un’angoscia enorme: questa mattina dovranno svolgere l’esame del sangue che darà loro il risultato definitivo. La vita cambia in un momento. E quella spensieratezza che fino a pochi istanti prima riempiva la notte, è diventata un macigno. Un macigno emotivo. In supporto, la notte stessa, ci sono i volontari dell’Anlaids, l’Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids che ha organizzato i test fuori dai locali della Darsena viareggina insieme con il consultorio di Torre del Lago. Un medico, un’infermiera e una psicologa, pronti a intervenire in aiuto dei giovani in caso di bisogno.

E ORA CHE COSA SUCCEDE?

Tra i volontari c’è Maria Cristina Tognetti, referente per la Versilia di Anlaids, da oltre dieci anni al servizio della battaglia contro l’Hiv. Un tempo lungo, in cui ha visto gente malata prendere il toro per le corna e lottare per vivere dignitosamente, altri non accettare la realtà. E altri ancora andare via. In questi giorni Tognetti s’è messa a disposizione dei tre versiliesi che hanno scoperto il contagio. «Il test ha evidenziato un contatto con il virus Hiv – spiega l’esperta – Ma per avere la conferma questi ragazzi devono fare le analisi del sangue che diranno anche da quanto tempo il virus è presente. Se sarà confermato il risultato positivo, i tre saranno seguiti dalla dottoressa Antonella Vincenti delle Malattie infettive di Massa. I giovani dovranno quindi svolgere la terapia antivirale, che andrà avanti per tutta la vita». Le reazioni al farmaco, come spiegano gli esperti, sono soggettive, ma se il virus è preso in tempo, i malati possono fare una vita normale, in tutto e per tutto, anche avere figli. Essenziale però è che la diagnosi sia precoce, per questo il test è importante. Ma ora, per i tre giovani che hanno scoperto di avere il virus, l’aspetto che preoccupa di più è quello emotivo: «Fondamentale è accettare la malattia e affrontarla», dice la referente dell’associazione.

PREVALE LA PAURA

Il furgoncino di Anlaids resta in Darsena tutta la notte. E in tanti si avvicinano, spontaneamente. «Fare il test è una cosa volontaria – spiega Tognetti – Ciò che spinge una persona a farsi avanti, spesso è la paura di aver contratto il virus per un comportamento non corretto, cioè aver avuto un rapporto sessuale non protetto dal preservativo. Il risultato negativo crea molto spesso ilarità e giocosità. Quando c’è un dubbio, invece, emotivamente si crea timore. E la scoperta della positività è molto dura».

NON SE NE PARLA PIÙ

Al livello sociale, dell’Hiv non si parla più e sul piano statale, come sottolineano da Anlaids, non c’è una campagna di prevenzione. Invece la malattia resta. «La maggior parte dei contagiati a Empoli sono tossicodipendenti, a Firenze e Livorno sono etero e omosessuali, in Versilia sono più gli etero – spiega Tognetti – Per ammalarsi, basta anche un rapporto solo. In caso di contagio, poi, il virus si manifesta dopo 6 mesi. Per questo proteggersi con il preservativo è vitale. Ed è singolare notare come i più

sprovveduti siano gli adulti».

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