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A Bargecchia una scuola anche per non vaccinati

Apre 18 settembre grazie all’associazione “Parlare Pace”. L’istituto non sarà una paritaria e si ispirerà ai modelli educativi Montessori

MASSAROSA. «Per carità, non chiamateci scuola no vax», dice Paola Francesconi, la presidente della Onlus Parlare Pace che il prossimo 18 settembre aprirà una sorta di scuola montessoriana alle ex elementari di Bargecchia. «Quella dei vaccini attiene a una scelta personale e nulla ha a che fare con quello che facciamo qui», spiega.

L’associazione ha iniziato nel 2013 con progetti educativi e adesso si trasferisce nella ex istituto. Ma quella che nascerà non sarà una paritaria ma rientrerà in quello che viene definita “educazione familiare”: «la legge - spiega Francesconi - dice che a essere obbligatoria è l'istruzione, non la scuola, noi offriamo una valida alternativa basando i nostri insegnamenti sulle tecniche di sviluppo elaborate da Maria Montessori e della comunicazione non violenta di Marshal Rosenberg. Il metodo Montessori si basa sull'indipendenza, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro alcuni limiti) e sul rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino; Rosenberg invece aveva teorizzato un processo di comunicazione che aiuta le persone a scambiare le informazioni necessarie per risolvere i conflitti e le differenze in maniera pacifica.

Ma ad entrare sembrerebbe proprio una scuola: «L’ambiente è adatto per il tipo di lavoro che facciamo: abbiamo tutto il materiale proveniente dal fondo che avevamo affittato a Nocchi. Adesso abbiamo una mensa, una cucina con tutti i certificati, il nostro tempio per i bambini, i bagni messi a nuovo e tutto il resto».

Al piano inferiore la zona dedicata ai bimbi dai 3 ai 6 anni mentre quella di sopra, con una vista mozzafiato sulle gore del Massaciuccoli, quella dedicata ai ragazzi della fascia elementare, quella compresa tra i 6 e i 12 anni.

«Per il momento avremo 36 bambini - dice - ma ce ne sono una decina ancora in lista d’attesa. Non ne prendiamo di più perché potrebbe compromettere il sistema educativo».

Con una retta da poco più di 300 euro al mese, si potranno quindi seguire dei percorsi alternativi alla scuola tradizionale.

«Il
nostro intento è quello di aprire anche un’ala per i ragazzi che sono nell’età delle medie - spiega - nel frattempo metteremo a disposizione delle stanze per la comunità: potranno farci riunioni o attività fisica».

E il paese vedrà di nuovo bambini andare a scuola dopo anni.

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