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La robotica “sale” sui carri del Carnevale di Viareggio

La robotica “sale” sui carri del Carnevale di Viareggio

Intesa tra Scuola Sant’Anna di Pisa e Fondazione Carnevale: il futuro della cartapesta sarà ipertecnologico

PISA. Cartapesta col cuore robotico. Non è una nuova creatura di Carlo Rambaldi ma è quanto l’istituto Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezione (Tecip) della Scuola Superiore Sant’Anna sta progettando assieme alla Fondazione Carnevale di Viareggio.

Se ne è parlato a Pisa in occasione del Festival della Robotica nell’ambito del convegno “Tecnologie robotiche per lo spettacolo”. E quale spettacolo si presta di più a “rivoluzioni” robotiche se non il Carnevale con i sui giganti in cartapesta in movimento? Tra gli ospiti della giornata di studi anche la presidente della Fondazione viareggina Marialina Marcucci.

Questa estate, i ricercatori del Tecip con il professor Massimo Bergamasco, hanno visionato tre carri per valutarne la robotizzazione. I carri sono Burocrazy di Lebigre e Roger, L’immaginario itinerante - Il grande spettacolo della vita di Massimo Breschi, e ancora La Rete di Alessandro Avanzini.

L’idea che incardina l’accordo tra il Sant’Anna e la Fondazione Carnevale di Viareggio è quella di arrivare a dei carri che si muovono e si “atteggiano” attraverso controlli remoti, cioè a distanza. Per la manifestazione viareggina non è una novità assoluta. Di certo l’intesa con il Sant’Anna amplia le prospettiva e le possibilità in un ambito decisamente interessante «che comporta grandi benefici in termini di sicurezza e apre scenari occupazionali nuovi» dice il ricercatore Alessandro Filippeschi. Si prevede infatti, che una parte delle attività svolte nell’ambito dell’Accademia del Carnevale siano incentrate su corsi ad hoc per l’apprendimento della movimentazione e della progettazione dei carri robotici. «Ma non corriamo troppo – precisa Filippeschi – ci sono almeno due ordini di difficoltà non da poco anche se sormontabili» .

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La prima difficoltà è progettuale. «Tutto è legato alle masse da muovere e controllare. Abbiamo proceduto con i carristi a fare analisi cinematiche delle loro creazioni per stabilire pesi, movimenti e controllo degli stessi. Si tratta appunto di masse cospicue che hanno movimenti lenti» . Filippeschi fa capire che i progetti sono decollati ma di strada ce ne è da fare ancora un po’. «Ci sono poi i costi. Ogni carro sarà progettato in maniera che le parti meccaniche invece di essere governate da puleggie, funi e cavi abbiano motori che a differenze di quelli di prima, dialoghino con componenti sensoristiche e schede ad hoc. Queste serviranno ad esempio a regolare la potenza elettrica da impartire per ogni movimento».

Il ricercatore fa l’esempio di un motore da mettere per muovere un gomito di un grande mascherone: un motore che regoli l’angolo di inclinazione dello stesso gomito. «Dovranno essere previste schede per gli attuatori, schede di controllo, tutte tecnologie difficili da progettare per la prima volta ma che poi potranno essere riusate e “riciclate” per altri carri con altri progetti» . «I vantaggi – interviene Bergamasco – sono sicuramente in termini di sicurezza ma anche di nuove e diverse forme occupazionali perché i giovani che vogliono diventare carristi avranno la possibilità di un approccio alla professione, più tecnologico e diversificato». Vedremo già nella prossima edizione un carro robotico? «La tempistica è ancora da stabilire con precisione – spiega Filippeschi – ma sicuramente il 2018 sarà un anno di contatti e relazioni molto strette tra noi ed i carristi».

Carlo Venturini
 

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