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L'intervista alla super-preside di 25 scuole in due comuni

Barbara Caterini è la super dirigente versiliese «Il rischio è di finire davvero come il Bianconiglio»

VIAREGGIO. «Come in tutte le situazioni nuove ci vuole un periodo di osservazione, poi si cerca di fare al meglio delle nostre disponibilità. Senza pensare che sia impossibile per non rischiare di finire come il Bianconiglio. Non stressarsi e puntare al meglio». Barbara Caterini, 54 anni, dirigente scolastica pisana ma residente in Versilia da sempre, parla da Berlino, dove è in vacanza. È la superpreside che quest’anno dovrà occuparsi di 25 scuole, sette a Viareggio dell’istituto comprensivo Darsena, e 18 a Pietrasanta dell’istituto comprensivo omonimo da cui tutti i dirigenti, in genere, scappano dopo un anno proprio perché ingestibile (lo scorso anno c’era Sandro Orsi, che quest’anno sarà all’istituto Camaiore 3). Due istituti comprensivi riuniti in uno, otto elementari, otto scuole di infanzia e una media divisa in due, sparpagliate per il comune, per un totale di circa 1.700 alunni. A questi vanno aggiunti i circa mille della Darsena, più gli insegnanti, i bidelli, le segreterie. Barbara Caterini alla fine sarà come l’amministratrice delegata di una multinazionale della scuola con oltre tremila persone che dipenderanno da lei. E pensare che a maggio, insieme ad altri dirigenti scolastici, aveva firmato e inviato una lettera all’ufficio scolastico provinciale e a quello regionale in cui metteva le cose in chiaro: dichiarava «l’indisponibilità a accettare reggenze».

E alla fine le è toccata la reggenza nell’istituto comprensivo più complicato della Versilia (Pietrasanta 1, ndr)...

«Quello è un istituto comprensivo complesso di per sé. Comprende 18 scuole e già per un unico dirigente scolastico è davvero complicato gestirlo».

Non poteva rifiutarsi?

«No, siamo obbligati per contratto attraverso un ordine di servizio. E questo nonostante la nostra presa di posizione di maggio».

Almeno lo stipendio sarà buono...

«Guardi, noi abbiamo responsabilità enormi: la sicurezza, la retribuzione del personale, la formazione adeguata degli studenti. Eppure siamo la categoria di dirigenti pubblici pagati meno: 2.000, 2.500 euro al massimo per quasi tremila persone da gestire. Sicuramente, per ottenere risultati migliori, sarebbe meglio che un dirigente non gestisca più di otto plessi. Ma sarà anche questa una bella sfida e si cercherà di dare il meglio».

Come si gestisce un istituto un reggenza?

«In genere si cercano collaboratori competenti in grado di sostituire il preside in certi compiti e il dirigente cerca di essere nella sede almeno due volte a settimana».

Lei ha già nominato i suoi collaboratori?

«Sì. A Pietrasanta ho nominato cinque vicarie, due maestre per le primarie, due professori per le medie e un insegnante per l’infanzia. Mi sono consultata con chi mi ha preceduta, per sceglierle. In Darsene ne ho due. Poi ci saranno ovviamente i responsabili di plesso».

Lei, due anni fa, nella scuola media della Darsena ha lanciato un progetto che allora era ancora sperimentale, la “didattica in movimento”, ma che ora incomincia a diffondersi anche nel resto della regione. Pensa di portarlo anche a Pietrasanta?

«Per parlare di progetti a Pietrasanta è ancora presto, avendo preso servizio il primo settembre. La prima fase sarà quella dell’osservazione, rimarrà quello che ho trovato, anche perché fino ad ora è andato bene. I cambiamenti inizieranno dopo. Della didattica in movimento vado molto fiera (è un progetto che fa parte della rete Indire delle avanguardie educative. Non ci sono più classi, ma solo laboratori, stile college americano. I ragazzi cambiano aula a ogni lezione, hanno un armadietto personale dove lasciare i propri libri per poi andare nei vari laboratori disciplinari: in Darsena le sezioni sono passate da tre a quattro e potrebbe essere uno dei progetti da portare a Pietrasanta, ma dovrà essere approvato dal collegio dei docenti».

Cosa cambierebbe per loro?

«Cambierebbe l’orario. Con questo tipo di didattica è più compatto: in genere si fanno sempre due ore di fila. Essendo laboratori, anche le materie di tecnologia possono essere unite».

Lei da sei anni è la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo della Darsena, che va dall’infanzia alle medie. Ha mai notato casi di bullismo?

«Sì, diversi casi. E basta che ci sia un caso solo di un ragazzino preso in giro dai compagni che le ricadute negative sono su tutti. Noi, da cinque anni, portiamo avanti il progetto finlandese Kiva contro il bullismo, che consiste in un corso di venti ore volti a prevenire i comportamenti aggressivi (il progetto è coperto da copyright e non può scendere
nel dettaglio
) e abbiamo notato un calo del fenomeno del 70 per cento, ogni anno».

Qual è l’età più complicata?

«Ognuna è complicata e bella al tempo stesso. Bisogna saperne cogliere le particolarità e metterci l’anima per incanalarle nella direzione giusta».

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