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Johnny Lo Zingaro chiede perdono: tutta colpa dell’amore

L’ergastolano evaso dal carcere racconta la fuga con la donna di Pietrasanta arrestata con lui un mese dopo

PIETRASANTA. Temeva di non poter più rivedere l’amore della sua vita, la donna con cui, tredici anni lui e tredici anni lei, tentò la “fuitina” dal campo sinti di Roma dove erano cresciuti. Una passione mai sopita, un legame inestricabile, malgrado il tempo, la distanza, la spericolatezza di una vita vissuta pericolosamente. Una relazione che gli è costata l’ultimo arresto, per evasione. Giuseppe Mastini, l’ergastolano noto con il nome di Johnny Lo Zingaro, è di nuovo in prigione e dal magistrato di sorveglianza che gli aveva dato la possibilità di uscire qualche ora al giorno per lavorare fuori dal carcere adesso difficilmente potrà riottenere fiducia e concessioni.

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«Mi dispiace di aver tradito la fiducia di chi mi è stato vicino e mi ha supportato- ha detto ieri attraverso il suo legale Enrico Ugolini - non volevo fare nulla di male: solo trascorrere del tempo con la mia compagna. Mi spiace di aver deluso la mia psicologa, il magistrato di sorveglianza, il personale di polizia giudiziaria e tutti quelli che hanno creduto in me».

Johnny Lo Zingaro era uscito il 30 giugno dal carcere di Fossano (in provincia di Cuneo) per recarsi al lavoro alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, al confine tra le province di Cuneo e Savona. Da lì aveva fatto perdere le sue tracce. Il 25 luglio la fuga è finita in un appartamento di Taverne d’Arbia, in provincia di Siena: una latitanza trascorsa insieme a lei, Giovanna Truzzo, la donna di Pietrasanta che aveva raggiunto al civico 76 di via Padule per portarla via, nel rifugio toscano dove pensavano di poter scappare da tutto e tutti.

«È stata una fuga d’amore, non pianificata e decisa all’improvviso - spiega l’ergastolano ora recluso nell carcere di Sassari - io e la mia compagna ci eravamo sposati a Roma quando avevamo tredici anni, con una cerimonia sinti, poi la vita ci ha fatto prendere strade diverse. Ci siamo ritrovati dopo quarant’anni ed è stato come se non ci fossimo mai lasciati. Lei, agli arresti domiciliari, attendeva una condanna definitiva di due anni. Ci saremmo persi di nuovo e così siamo fuggiti insieme».



La stessa versione già fornita da lei, nell’interrogatorio davanti al gip dopo l’arresto. «Sono fuggita per stare con lui, senza pensarci e andando anche contro la mia famiglia - le parole di Giovanna Truzzi - non avevamo intenzioni cattive e non abbiamo commesso crimini in questo mese in cui siamo stati nascosti. Volevamo soltanto rivivere i nostri tredici anni, quando siamo scappati per la prima volta per stare insieme».

«Il mio cliente è in carcere da una vita - aggiunge l’avvocato Ugolini - ha fatto un percorso di recupero e ha detto e dimostrato di voler cambiare vita. Non è pericoloso: basta analizzare le dinamiche della sua fuga. Una fuga fatta per amore». Una fuga, l’ennesima, che non fa cambiare idea a lui e al difensore: «Siamo d’accordo, chiederemo la grazia».

Mastini era stato arrestato la prima volta il 24 marzo 1987, a soli quindici anni, per aver ucciso con un suo coetaneo il tranviere Vittorio Bigi, dopo una rapina finita male. «I due giovani all’epoca avevano confessato per poi ritrattare. E una perizia li aveva definiti incapaci di intendere e di volere» spiega l’avvocato sottolineando come lui continui a dirsi innocente.

Di tutti i reati di cui è accusato – omicidi, sequestri di persona, furti e rapine – Mastini ha ammesso soltanto l’omicidio della guardia Michele Giraldi, durante una sparatoria a Roma nel 1987. Johnny lo Zingaro era stato anche coinvolto, e poi scagionato, nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini.


 

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