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Si rischiano aste immediate per le spiagge  

Si rischiano aste immediate per le spiagge  

I verdetti dei giudici fanno traballare il sistema Sos di Del Dotto al Governo: «Qui salta tutto»

VIAREGGIO. Il banco rischia di saltare prima del previsto. L’Sos di Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore ed avvocato specializzato in diritto amministrativo, è indirizzato in primis al Governo. Ma non solo. Perché la Versilia, che bene o male si regge sull’economia di 430 stabilimenti balneari, potrebbe presto veder riassegnate le spiagge oggi in concessione ai privati. Le cosiddette “aste”, o gare a evidenza pubblica come è più corretto dire, possono arrivare in anticipo. E mandare all’aria un intero sistema, con conseguenze difficili da immaginare.
Il motivo sta nei verdetti dei giudici sul caso Bolkestein, l’arcinota direttiva europea del 2006 che da allora fa tremare i balneari versiliesi.

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C’è intesa tra i balneari versiliesi e quelli della costa romagnola. Tutti uniti sotto la bandiera del “no Bolkenstein”. I rappresentanti della categoria sono arrivati a una sintesi e hanno firmato un documento comune in cui viene ribadito che dalle aste al settore balneare dovrebbero essere tolti i bagni, trattandosi di bene e non servizi

L’ultima sentenza in ordine di tempo è quella del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia. Il Tar di Milano ha respinto il ricorso di un imprenditore contro la decisione del Comune di Como di mettere a gara uno stabilimento sul lago caro ad Alessandro Manzoni. Lo ha fatto esprimendo concetti pesanti sull’applicazione della Bolkestein in Italia. I giudici lombardi, infatti, hanno bocciato il provvedimento del Governo che congela le concessioni balneari fino al varo della nuova legge sulle spiagge. Definendolo in contrasto con le norme europee e quindi da disapplicare. In una parola, secondo quel Tar oggi i bagni hanno una concessione non regolare, perché scaduta il 31 dicembre 2015: qualsiasi proroga concessa da allora è da considerarsi illegittima.


Non solo. In vista c’è la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge regionale della Toscana che consente ai bagni di restare dove sono anche per altri vent’anni, garantendo investimenti. Filtra pessimismo sulla decisione della Consulta, che è stata interpellata dal Governo: se la legge decade, tutte le concessioni rinnovate in base alla stessa decadono con lei.Ecco perché Del Dotto parla di «tempeste del diritto». Aggiungendo: «I venti della giurisprudenza potrebbero essere ben più pericolosi di quelli che colpirono la Versilia il 5 marzo 2015. Da un lato, i nostri territori sono in attesa del giudizio di legittimità costituzionale sulla legge regionale 31 del 2016. La Regione Toscana, infatti, aveva tentato di appropriarsi dello spazio normativo che lo Stato, omettendo di riempire, ha trasformato in un preoccupante e pericoloso vuoto: tuttavia, secondo le più note norme della Costituzione, la materia della concorrenza (la Regione ha adombrato le cosiddette “aste pilotate” dai requisiti) e quella dell’ordinamento civile (la Toscana voleva determinare i meccanismi di chiusura dei rapporti contrattuali e dell’eventuale indennizzo) appartengono via esclusiva allo Stato. A meno di sorprese giurisprudenziali, la sentenza della Corte Costituzionale è già scritta nei manuali di base del diritto costituzionale, che avrebbero potuto evitare un’illusoria e inopportuna accelerazione».


«Dall’altro lato – prosegue Del Dotto – preoccupa la sentenza depositata dalla Prima Sezione del Tar Lombardia Milano il 27 aprile scorso. I giudici amministrativi, forti della pronuncia della Corte di Giustizia europea del 14 luglio 2016 che loro stessi avevano sollecitato, hanno definito due chiari approdi. Il primo è nel ridimensionamento del “legittimo affidamento”, il quale non è di per sé rilevante come meccanismo salvifico, piuttosto riducendosi a mero criterio da applicare caso per caso. Determinato com’è dalle vicissitudini di ciascun singolo rapporto concessorio. Il secondo è il provvedimento introdotto dal Governo nel decreto Enti locali che, secondo i giudici “ha sostanzialmente reintrodotto un rinnovo automatico delle autorizzazioni concesse”. Dunque è sempre più vicino e concreto il rischio che si apra improvvisamente un precipizio di incertezza sotto i piedi delle imprese balneari».


«A questo punto – conclude Del Dotto – viene facile l’analogia con l’eroica fatica di Ercole (simile ai balneari) che lottava contro l’Idra di Lerna (l’evidenza pubblica), tagliando una testa (il vecchio Codice della Navigazione) e ogni volta vedendone spuntare due, messo ancor più in difficoltà dal Carcino (la giurisprudenza). Adesso serve un Iolao (legislatore statale) che aiuti i concessionari, con la consapevolezza che l’unico modo per sconfiggere l’Idra è una riforma organica e corposa che non si convinca dell’inevitabilità delle evidenze pubbliche. E lavori, alla svelta, su un nuovo e moderno regime giuridico di governo e di gestione del demanio marittimo. Salvando ambiente e imprese familiari dal rischio della mercificazione delle multinazionali».
@matteotuccini.
 

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