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Uccise il vicino con un pugno condannato a otto anni 

Uccise il vicino con un pugno condannato a otto anni 

Il giudice ha ritenuto l’imprenditore camaiorese responsabile di omicidio preterintenzionale Sconterà la pena agli arresti domiciliari e avrà la possibilità di andare a lavorare

LIDO DI CAMAIORE. Erano bastati pochi secondi: un pugno per buttare a terra un uomo. Serviranno invece otto anni per scontare la pena agli arresti domiciliari. Si è concluso ieri in una sola seduta con rito abbreviato il processo di primo grado a Federico Ramacciotti Ceragioli, l’imprenditore camaiorese di 44 anni che il 13 luglio scorso aveva sferrato un cazzotto davanti alla sua casa di via Buonarroti al dirimpettaio, Piero Buchignani, il ragioniere 60enne con il quale aveva avuto un litigio mortale.
Il condannato potrà scontare la sua pena agli arresti domiciliari e gli è stato concesso di poter andare a lavorare. Nulla è cambiato in sostanza dopo il verdetto del giudice rispetto alle misure restrittive. Le motivazioni della sentenza verranno rese note tra 60 giorni.
Dopo una camera di consiglio di mezz’ora il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, Riccardo Nerucci, ha deciso di accogliere la richiesta della difesa di Ramacciotti, rappresentata dall’avvocato Riccardo Carloni, di riqualificare il reato da omicidio volontario a preterintenzionale e di escludere l’aggravante dei futili motivi. La condanna totale è di 12 anni ma, dato il rito abbreviato, la pena è stata ridotta di un terzo.
Di contro il pubblico ministero Elena Leone aveva chiesto 18 anni per l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante e l’aggiunta della richiesta della parte civile di due milioni di provvisionale da riconoscere alla figlia e alla moglie della vittima. Il tribunale ha riconosciuto 100mila euro che verrà diviso tra le due donne. «La richiesta dell’accusa non poteva essere accolta», ha commentato Carloni appena dopo la sentenza.
In aula c’era sia la famiglia di Buchignani che Ramacciotti ma non c’è stato alcun contatto. La famiglia della vittima ha sempre chiesto che ci fosse un avvicinamento, delle scuse, ma in dieci mesi questo non è mai avvenuto.
Il bilancio di questo tragico evento è di due famiglie distrutte: da una parte quella di Buchignani che si sente tradita dal sistema “Giustizia” perché nulla è cambiato sul piano pratico nella posizione del colpevole, dall’altra c’è la famiglia Ramacciotti che deve scontare l’onta di una condanna per omicidio.
In quei duecento metri che dividono le case di via Buonarroti a Lido rimane il silenzio di due famiglie, il sangue non c’è più da tempo ma il dolore rimane chiuso dietro a quei cancellini che sono stati la scenografia di un omicidio.
La discussione tra Ramacciotti e Buchignani era nata per una questione di parcheggio: il primo aveva messo la macchina davanti a casa dell’altro, qualche parola di troppo ed è nata una discussione accesa. Dalla discussione si è passati alle mani, anzi al pugno. Ne è bastato uno solo: quello che ha steso
a terra il ragioniere lucchese il quale ha battuto la testa sul cemento. Una morte quasi istantanea che il giudice di Lucca ha stabilito fosse solo la rovinosa conclusione di un gesto «diretto unicamente a percuotere o a provocare lesioni», una morte non voluta.
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