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Donne scomparse, condanna definitiva per Remorini

Anche per la Corte di Cassazione lo “zio” è colpevole per il caso di Velia e Maddalen: confermata la pena a 38 anni per l'uomo e a 16 per la badante Maria Casentini

VIAREGGIO. Massimo Remorini è colpevole. Maria Casentini è colpevole. È questo il verdetto finale, emesso dalla Corte di Cassazione, sul caso di Velia Claudia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro, le due donne viste per l’ultima volta a Torre del Lago nell’estate del 2010 e mai più ritrovate. Due infelici protagoniste di una delle vicende più terribili mai avvenute in Versilia.

I giudici della Suprema Corte hanno confermato i 38 anni di carcere già decisi in primo grado e in appello per Remorini, lo “zio”: così lo chiamava David Paolini, figlio di Velia, in segno di affetto per la relazione che c’era stata tra Remorini e sua madre. Confermati anche i 16 anni alla Casentini, la badante di Maddalena che è stata ritenuta la complice del principale accusato. Per entrambi si aprono le porte del carcere in maniera definitiva, anche se Remorini è già recluso da oltre un anno a Sollicciano.

Maria Casentini
Maria Casentini

Di Velia, 59 anni all’epoca dei fatti, e Maddalena, 80, non si sa più nulla da quasi sette anni: vivevano, in condizioni disumane, in una roulotte abbandonata su un terreno di via dei Lecci, a Torre del Lago. Ci erano finite dopo aver venduto le loro due abitazioni di proprietà: una viareggina in via Machiavelli e un’altra casa in via della Caserma a Torre del Lago. I giudici hanno ritenuto lo “zio” responsabile dell’omicidio di Maddalena, che avrebbe lasciato morire abbandonata nella roulotte. Mentre la morte di Velia - avvenuta in precedenza - sarebbe stato una specie di incidente di percorso: una fine dovuta all’inedia. Per i giudici Remorini ha ridotto Velia e Maddalena sul lastrico, svuotando i loro conti correnti. La compravendita delle loro case, invece, è stata giudicata corretta in un processo parallelo. E dopo essersi impadronito del loro patrimonio, lo “zio” ne ha provocato, in un modo o nell’altro, la misera fine. Poi si è disfatto dei loro corpi, facendoli a pezzi e bruciandoli in un bidone.

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Tutto nasce da una denuncia di scomparsa ai carabinieri di Torre del Lago. Una denuncia che arriva soltanto alla fine di settembre del 2010, nonostante Velia, con ogni probabilità, sia morta già da agosto. È in quei giorni che suo figlio David la trova agonizzante, con gli occhi sbarrati, in via dei Lecci: ma non chiama il 118, rassicurato - dice - da Remorini, l’ex compagno della madre. A settembre scompare anche Maddalena. Solo alla fine del mese i carabinieri, parlando prima con una conoscente e poi con David scoprono che le due donne sono sparite. A quel punto viene presentata la denuncia dallo stesso Paolini. Ma la vicenda resta nascosta fino alla fine di novembre. Quando la notizia trapela e diventa pubblica. Il giallo è ormai un caso nazionale e scatta un’indagine. Quando i carabinieri vanno a scavare nel terreno di via dei Lecci, l’ultimo luogo in cui le due donne sono state viste vive, ci trovano di tutto: rifiuti pericolosi e carcasse di animali morti. Sotto inchiesta finiscono Remorini e Maria Casentini, che è accusata di essere stata la complice dell’uomo con cui ha una relazione. Entrambi vengono arrestati nel febbraio del 2011. Nel 2014 si apre il processo, che sarà rapidissimo.

L’accusatore principale dei due è l’ex amico Francesco Tureddi detto “Cecchino” : lui dice di aver visto Remorini disfarsi dei corpi. Nel luglio del 2014 Remorini e Casentini vengono condannati a 38 anni e a 16 anni di carcere dalla Corte d’Assise di Lucca. Nel gennaio del 2016 la Corte d’Assise d’Appello di Firenze conferma la sentenza di primo grado, ordinando l’arresto in aula di Remorini che da allora è recluso nel carcere fiorentino di Sollicciano. Nel frattempo David e la sorella Sabrina Paolini fanno richiesta al tribunale perché metta nero su bianco “l’assenza” di Velia e Maddalena, prima della dichiarazione di morte vera e propria. Caduti nel nulla, finora, tutti gli appelli fatti dai figli per avere un’idea di dove siano finiti i resti di madre e nonna. È l’unica pagina rimasta vuota di un giallo che ieri ha scritto l’ultimo capitolo.

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