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All’Opa si opereranno al cuore i bimbi ancora nella pancia della mamma

Bruno Murzi presenta a Villa Bertelli la tecnica innovativa inventata e sperimentata con la sua équipe per intervenire su cardiopatie altrimenti incurabili dopo la nascita

FORTE DEI MARMI. È un po’ come una polvere di guarigione soffiata sul cuoricino malato e puff, quello guarisce, il feto cardiopatico diventa sano e il bimbo fuori vivrà come se nulla fosse successo nell’utero. È il tocco di magia che inizieranno a provare all’Opa, l’ospedale pediatrico di Massa, grazie a una tecnica studiata a lungo, per otto anni, da un’équipe medica capitanata dal fortemarmino Bruno Murzi, direttore del dipartimento pediatrico della Fondazione Monasterio, insieme alla cardiologa Nadia Assanta e al professor Flavio Coceani, dal Sant’Anna di Pisa. Si tratta di un intervento chirurgico direttamente nella pancia della mamma, su feti cardiopatici che poi non potrebbero essere curati una volta nati, e consiste nell’iniezione di cellule staminali nel suo organo malato.

La tecnica prende spunto dalla procedura Exit, utilizzata in particolare nella neurologia: si estrae il feto dall’utero, si opera, e poi si rimette dentro, guarito. Un tipo di intervento chirurgico non eseguibile però per le cardiopatie, dal momento che i tessuti dei cuori fetali sono troppo fragili.

Un cuoricino in stampa 3d salva la vita a una bambina Staordinario intervento all'Opa di Massa dell’equipe del dottor Murzi su una bambina di 3 anni. Prima dell’operazione, i medici hanno lavorato su un modello elaborato dal Cnr di Pisa - L'ARTICOLO

Ma se esistono le diagnosi prenatali (adesso è possibile farle intorno al terzo o quarto mese di gravidanza) - si dicevano gli studiosi - non può non esserci un modo per intervenire. Non tutti si sono arresi. Non lo fanno mai, i medici. Le strade prese dagli studiosi nel mondo sono state diverse; l’équipe toscana ha provato e riprovato fino ad arrivare alle cellule staminali. Aveva, infatti, scoperto che le placente delle donne con feti cardiopatici hanno meno cellule staminali del normale. «Da qui - spiega il dottor Murzi - abbiamo ipotizzato, che questa poteva essere la strada da percorre per arrivare a una soluzione».

L’intervento consiste nell’impianto di cellule staminali nelle coronarie del feto. «Queste hanno la funzione di far crescere il cuore e di farlo sviluppare nella maniera corretta». Le cellule verrebbero iniettate attraverso cateteri ad hoc i cui prototipi sono stati concepiti e realizzati dai professionisti del Sant’Anna e dai bioingegneri del polo tecnologico di Navacchio. I primi test sono stati fatti su animali. E hanno funzionato. «È un lavoro lungo e complesso - commenta Murzi - ma possiamo dire di essere al punto di svolta, di provare questa tecnica negli ospedali, sulle persone». Lo studio verrà illustrato oggi 20 marzo (a partire dalle 17.30) a Villa Bertelli, dallo stesso Bruno Murzi e da Luigi Arcieri, cardiochirurgo pediatrico dell’Opa, durante l’iniziativa “La chirurgia fetale…nasceremo tutti sani?”. Quella speranza appesa al tocco magico dei bisturi di, almeno, nascere sani.
 

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