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Seravezza, vietato giocare a pallone in piazza: «Troppo pericoloso»

Danni ai monumenti e il dito fratturato a una donna. Il sindaco sceglie la linea dura, ma ai residenti non piace

SERAVEZZA. «Passa la palla!». E il bambino biondo, Nike sportive e t-shirt, si gira e calcia: prima il pallone scheggia l’intonaco di una casa, poi schizza in avanti. Arriva a un altro ragazzino, paonazzo in viso e cicciottello, che tira al volo. La palla si alza a campanile, sbatte nella finestra della casa di fronte, e rompe il vetro. La porta - dove fare gol - è proprio lì sotto: fra un lampione della luce e un maglione gettato a terra sulla piazza. Ma ormai il danno è fatto, i ragazzini si dileguano di corsa. Il giorno dopo ci sarà da fare un’altra colletta, e comprare un Tango nuovo.

Questo potrebbe essere un episodio di ordinaria quotidianità, in una delle tante piazza di paese. Così come fino a ieri era piazza Giosuè Carducci a Seravezza, che per anni è stata lo stadio dei sogni di tanti adolescenti. Il campo da calcio dove tutti possono essere il numero 10 e nessuno rimane in panchina. Lo spazio aperto sotto casa nel quale un bambino si sente Cristiano Ronaldo mentre fa il doppio passo o Alex Del Piero con le sue punizioni. Nessun sconfitto, ma tutti con un sogno in tasca: diventare un fuoriclasse.

Adesso, invece, a mettere tutti i ragazzini di Seravezza in “panca” è stato il sindaco Riccardo Tarabella. Con un’ordinanza ha infatti vietato definitivamente il gioco del pallone nel capoluogo seravezzino, e ha decretato la tolleranza zero nel resto delle piazze del comune, come in piazza Pertini a Querceta. Per chi gioca a calcio scatta la multa minima di 50 euro e sequestro del pallone. Troppe lamentele, danni al patrimonio e perfino a persone. Così si cambia registro.

Il cartello di divieto affisso in...
Il cartello di divieto affisso in piazza Carducci

L’episodio chiave che ha fatto traboccare il vaso si è verificato in piazza Pertini. Quattro giorni fa, un pallone è finito addosso a una signora fratturandole un dito. Il sindaco Tarabella ha detto basta. «Ho ponderato a lungo questa decisione, osservando nell’arco di diversi mesi ciò che quotidianamente si è verificato in alcune piazze del Comune», ha scritto mercoledì sera Tarabella sulla sua pagina Facebook. «In tutto questo periodo le lagnanze sono state continue e motivate ed è emerso un quadro di scarso, se non nullo, rispetto degli spazi e dei beni pubblici. Purtroppo abbiamo dovuto registrare in piazza Carducci anche atti di prepotenza e di spregio verso i monumenti e gli arredi che hanno fatto pensare ad una sorta di disabitudine al rispetto delle regole. La cosa mi ha colpito e andava stigmatizzata con un provvedimento dal valore anche educativo».

Pare infatti che siano stati spaccati alcuni vetri, proprio con il pallone, e addirittura un tubo del gas con tanto di fuoriuscita di metano e intervento da parte dell’azienda che gestisce la rete. In tutto ciò però non sono mancate le critiche sulla bacheca Facebook del sindaco. «Io sono residente in piazza Pertini - scrive Ilaria Balderi - e nonostante penso che la situazione sia al limite, non credo che questa sia la soluzione giusta... Facile imporre un divieto e ignorare il fatto che questi ragazzi hanno bisogno di spazi adeguati dove giocare, interagire e socializzare».

Del resto ci sono le leggi, come in tutte le altre piazze di città e paese; come nelle vicine Pietrasanta e Forte dei Marmi. L’articolo 12 del regolamento della polizia urbana e il codice della strada vietano questa attività. Ma è anche vero che in zone di paese giocare a calcio in piazza fa sempre parte degli usi e costumi della comunità.
L’altra faccia della medaglia è che Seravezza sta cambiando volto. E, infatti, il provvedimento è soprattutto teso al recupero della «vivibilità» e del «pubblico godimento» delle piazze, nell'ottica di un «ulteriore valorizzazione di queste aree pubbliche», ha spiegato il primo cittadino di Seravezza. Ma non tutti sono d’accordo.

«Speriamo si dia la possibilità, nelle aree consone, di premere nuovamente play alla spensieratezza adolescenziale - scrive Nicola Tarabella al sindaco -. Preferisco una pallonata nel muro di casa ogni venti minuti che dieci bambini seduti composti con lo smartphone in mano. Per quanto riguarda il rispetto degli spazi è conseguenza dell’educazione data, con o senza pallone».

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