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Balneari, la sentenza della Ue: niente proroghe, ma i bagni non vanno all'asta

Lo Stato prepara la legge sulle concessioni: sarà riconosciuto il valore d'impresa. Intanto, scatta la proroga per gli affidamenti attuali

VIAREGGIO. Illegittima la proroga "automatica e generalizzata" delle concessioni demaniali fino al 2020. La sentenza della Corte Europea è una conferma. Il parlamento italiano ha prorogato oltre ogni limite possibile l'affidamento senza gara delle concessioni delle spiagge, in violazione dei principi di libera concorrenza ribaditi dalla direttiva Bolkestein in vigore dal 2006.

VALUTARE CASO PER CASO

La Corte boccia la proroga. Ma nella sentenza lascia ampio margine di manovra all'Italia per legiferare: si spinge, in sostanza, a dire che si dovrà valutare (quasi) caso per caso dove e quando indire le gare per l'assegnazione delle concessioni, tenendo conto di tre principi fondamentali: la disponibilità delle spiagge (le cosiddette risorse naturali); gli investimenti fatti dai concessionari per valorizzare il bene pubblico avuto in concessione, in linea con una precedente sentenza europea di gennaio 2016; l'interesse transfrontaliero a investire in Italia.

Fb Live: il presidio dei balneari

Presidio dei balneari contro le aste a poche ore dalla sentenza della Corte di giustizia

Pubblicato da Il Tirreno - Versilia su Giovedì 14 luglio 2016

IL GOVERNO: NON FAREMO LE ASTE

Proprio per questo, da questa sentenza (temuta) a dire che in Italia verranno messi all'asta gli stabilimenti balneari ce ne corre. E già se ne stanno rendendo conto anche i sindacati dei balneari che sottolineano come l'Europa affidi "al giudice nazionale" la possibilità di valutare "caso per caso" quando e dove sia necessario ricorrere alla procedura pubblica per assegnare le concessioni. Non a caso,  l'Italia che dovrà approvare una nuova legge per regolamentare la materia ha già deciso: indirà procedure pubbliche per assegnare le nuove concessioni,  ma non le aste. Niente aggiudicazione al migliore offerente, all'offerta economica più alta, perché i canoni demaniali, saranno sempre decisi dallo Stato.

RISARCITO IL VALORE DI IMPRESA

A fare la differenza nella scelta dei concessionari saranno i progetti di valorizzazione del bene pubblico. E nella valutazione non si potrà prescindere da alcuni parametri, già messi in evidenza nella difesa sostenuta dall'Avvocatura di Stato, rappresentata dall'avvocato Pietro Garofoli: il riconoscimento del valore d'impresa (creato dagli attuali concessionari) e il valore della professionalità degli attuali concessionari. Un po' quello che era già anticipato nella legge della Regione Toscana, poi impugnata davanti alla Corte Costituzionale dal governo per due motivi: uno tecnico e uno politico. Quello tecnico è che la Toscana avrebbe legiferato in una materia di competenza dello Stato che ha necessità, sulle concessioni, di avere una legge identica per tutto il Paese; quella politica è che la legge toscana, intervenuta nelle more della sentenza della Corte di Giustizia, diventava un intralcio nei rapporti con l'Ue.

LA SENTENZA

La Corte Europea, dunque, stabilisce che in base all'articolo 12 della direttiva Bolkestein del 2006 è vietato a "una misura nazionale (una legge dello Stato italiano, in questo caso) prevedere la proroga automatica delle autorizzazioni demanali marittime e lacuali in essere per attività turistico ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione fra potenziali candidati". Subito dopo, la sentenza, precisa anche, però, che una la normativa nazionale non può consentire la proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche "nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo".

DIMOSTRARE L'INTERESSE A INVESTIRE IN ITALIA

La distinzione non è sottile. Soprattutto perché si riferisce ai casi concreti sottoposti dai Tar italiani alla Corte Europea. Il primo è quello del Tar Lombardia riguardo a concessioni per attività turistiche sul lago di Garda; il secondo è del Tar Sardegna per concessioni di stabilimenti balneari. Ebbene, l'interesse transfrontaliero (comunitario) agli investimenti, nel caso specifico, è stato riconosciuto solo per il Lago di Garda e non per la Sardegna. Ecco, quindi, ribadito il concetto di valutare le situazioni caso per caso.

Questo non significa, ovviamente, dare sfogo alla discrezionalità. Servono, ovviamente, criteri oggettivi che dovranno essere inseriti nella legge delega che il governo dovrà approvare nelle prossime settimane. Il ministro degli affari regionali Enrico Costa ha già illustrato a sindacati, parlamentari e associazioni di categoria, per assicurare che la questione verrà risulta tutelando gli interessi delle 30.000 imprese italiane del settore.

LE CONCESSIONI ANCORA IN VIGORE

In attesa della legge, il deputato di Area Popolare Sergio Pizzolante, insieme al deputato del Pd Tiziano Arlotti, presenterà in commissione Bilancio alla Camera un emendamento "ponte". A essere precisi a presentarlo, per questioni di procedure,sarà il relatore del decreto legge sugli Enti Locali, Antonio Misiani. Questo emendamento servirà a salvaguardare le concessioni in essere fino all'approvazione della legge delega: infatti, stabilisce che le concessioni resteranno in vigore anche dopo la sentenza della Corte Europea, nelle "more della legge di riforma che sarà presentata a uno della prossime riunioni del consiglio dei ministri", assicura Pizzolante. La fase di transizione, dunque, è garantita "e la sua durata - annuncia Pizzolante - sarà oggetto di trattativa in sede europea". 

. La legge salva balneari affossata dal Governo

L'ATTACCO DELLA TOSCANA

Nonostante queste assicurazioni, nel mondo politico e anche imprenditoriale c'è fermento. Oggi 14 luglio dalle 16 a Viareggio i balneari organizzano una manifestazione di protesta. Mentre tutto il centrodestra attacca il governo Renzi per non aver saputo gestire la questione delle concessioni demaniali.

In realtà, un attacco arriva anche dalla Toscana, amareggiata per la scelta del governo di impugnare la propria legge sul rilascio di nuove concessioni demaniali, per salvaguardare le imprese esistenti, proprio in vista della sentenza della Corte Europea. In particolare accusa Stefano Ciuoffo, assessore regionale alle attività produttive: "La sentenza era in qualche modo attesa e scontata. Dobbiamo prendere atto che le previsioni negative si sono confermate. Tutto questo annulla la proroga con cui le concessioni erano state tenute in vita fino al 2020. Così oggi la maggior parte delle concessioni balneari italiane risultano scadute. La legge regionale toscana riusciva a contrastare in anticipo questo effetto e resta comunque ancora valida: questo almeno fino a decisione contraria della Corte Costituzionale. Per quanto riguarda l'impugnativa del Governo, a quanto ci risulta, riguarda due articoli della legge che non impattano sull'impianto complessivo e soprattutto sulle 370 richieste che sono pervenute ai Comuni . Questo anche se dovessimo soccombere in giudizio. A questo punto auspico che la sollecitudine che il ministro Costa ha manifestato nell'impugnare la legge regionale Toscana, si manifesti anche nel provvedere a una legge tampone per tutelare l'offerta turistica balneare e gli operatori del settore che da troppo tempo attendono certezze. Per la stesura di questa, sono convinto, la normativa toscana non pretende di essere un modello assoluto ma almeno un utile punto di riferimento, anche perché costruita con la condivisione degli enti locali ed un confronto a tratti anche duro con le categorie interessate».

Rincara Leonardo Marras, capogruppo del Pd in Regione: "Era un pronunciamento che ci aspettavamo e proprio per questo ci eravamo affrettati a predisporre uno strumento per tutelare le nostre imprese balneari. La legge regionale, sebbene impugnata in alcune parti, è in vigore e consente agli attuali detentori di avere una nuova concessione di venti anni, rispettando il principio della concorrenza. Adesso i Comuni diano il via ai procedimenti e accolgano le richieste delle imprese". La legge della Toscana anticipa la sentenza della Corte Europea – sostiene inoltre Gianni Anselmi, presidente della Commissione Sviluppo economico e turismo – perché "fa riferimento a norme mai impugnate in sede europea e dunque pienamente vigenti e perché dà alle imprese, nel rispetto del quadro normativo comunitario, l’opportunità concreta di fare investimenti e veder riconosciuti quelli non ammortizzati, compreso il valore immateriale dell'azienda. Nell’ipotesi che i rilievi del governo imponessero una revisione della legge regionale, sarebbe plausibile pensare di dare preferenzialità alla conduzione diretta nelle procedure comparative anziché imporne l’obbligatorietà".

LE REAZIONI

Al coro degli insoddisfatti, si uniscono molti parlamentari toscani, dalla senatrice del Pd, Manuela Granaiola, alla parlamentare di FI, Debora Bergamini. In generale tutto il centrodestra, comunque, attacca il governo sulla questione concessioni: "L'Ue continua a prescindere dalla realtà preparandosi la fossa nella quale rischia di precipitare in maniera irreversibile. È risibile e infondata la sentenza della Corte di giustizia europea che vorrebbe imporre le gare per le imprese balneari italiane in ossequio alla direttiva Bolkestein . La proroga delle concessioni era doverosa". Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri (FI).

"Il governo Renzi - aggiunge - è rimasto impotente di fronte a questo tentativo di massacro delle imprese italiane. C'è stata la totale incapacità dei vari Baretta, Gozi e Costa nell'affrontare questa vicenda. Mentre tutti gli altri Stati chiedono e ottengono deroghe, il governo italiano non è riuscito a difendere le imprese balneari nelle sedi europee. In Spagna e Portogallo ci sono proroghe per questo tipo di attività ultra decennali. Dobbiamo chiedere per il settore balneare e del commercio ambulante la sospensione degli effetti della Bolkestein. Dobbiamo rifondare un'Europa che si occupi delle questioni della sicurezza, della libertà, della ricerca e del sapere. Un'Unione che continua a perseguitare i singoli non ha futuro. E lo dico mentre compagnie aeree low-cost ottengono contributi pubblici in Italia e pagano bassissime tasse in Irlanda, mentre i grandi operatori della rete praticano l'evasione fiscale su base internazionale tollerati dall'Ue. Ci opporremo di fronte a sciacalli che si inchinano davanti a colossi e perseguitano bagnini e ambulanti. Già sono pronti molti sindaci a dare concessioni a imprese familiari del territorio fregandosene dell'Ue. Renzi, Costa, Baretta e Padoan se ne fregano delle imprese italiane".

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