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Nuova sede per il Pca all’ex ospedale Lucchesi

PIETRASANTA. Sono circa 200 le persone assistite, ogni giorno, con terapie farmacologiche e di sostegno dal Progetto Comunità Aperta di via Stagi. Una sede che, negli anni, è diventata luogo di...

PIETRASANTA. Sono circa 200 le persone assistite, ogni giorno, con terapie farmacologiche e di sostegno dal Progetto Comunità Aperta di via Stagi. Una sede che, negli anni, è diventata luogo di riferimento e confronto non solo per chi vive in condizioni di disagio e dipendenza a Pietrasanta, ma anche nel resto dei comuni della Versilia. Da qui la necessità di avere a disposizione spazi più funzionali e ampi rispetto agli attuali: per intendersi alcuni ambienti presso l’ex ospedale Lucchesi.

«Il sindaco Mallegni - fanno sapere dal Pca - non ha mai fatto mancare il suo sostegno al nostro progetto e ha ribadito anche durante il convegno di due giorni fa svoltosi presso la Croce Verde che l’idea o di spostare il Pca all’ex ospedale è nelle priorità e nei programmi della sua amministrazione. Pertanto noi operatori auspichiamo che ci vengano garantiti tutti gli strumenti per dare il nostro modesto contributo per la lotta alle droghe».

Una lotta che, come sottolineato durante lo stesso convegno che ha visto il ricordo del dottor Carlo Nardini, propone risvolti diversi e talvolta complicati da affrontare rispetto al passato. «Sempre durante il convegno – proseguono dal Pca - il professore Icro Maremmani e il figlio Giovanni hanno fatto una breve relazione storica sulla nascita del nostro progetto. Inutile dire che dagli albori ad oggi la tossicodipendenza è cambiata così come è cambiato il tossicodipendente: le modalità di assunzione delle droghe sono infatti mutate nel tempo, si usa poco la siringa, ma si sniffa o addirittura si fuma. Ricordiamo che le dipendenze complice la depressione economica sono in costante aumento: una fra tutte è quella relativa al gioco d'azzardo, E ancora l'alcol e infine la cocaina che, anche nella nostra zona, sta rappresentando una vera emergenza, anche perché il consumatore di cocaina spesso sottovaluta il problema. Oltretutto – spiega Nando Melillo referente del dal Progetto Comunità aperta - sempre più spesso la coca viene associata all'abuso di alcol. Ad oggi il compito che ci siamo prefissi è di migliorare la

qualità della vita di chi sceglie di avere a che fare con le sostanze e di informare sull’uso e sull’abuso delle sostanze che spesso vengono tagliate con dosi velenose. Aspetti che necessitano di approfondimenti, incontri e di un protocollo da seguire a tutela dei nostri utenti». (l.b.)

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